| La polemica
contro i Testimoni di Geova non conosce fine. Non perché
questo gruppo religioso sia al di sopra delle critiche.
Nessuno lo è. Ma francamente molte delle cose che leggiamo
contro di loro ci sembrano pretestuose ed inutilmente
astiose. L’ultima, in ordine di tempo, è l’accusa che
riguarda le citazioni presenti nelle pubblicazioni Watch Tower.
Secondo la critica più generosa esse sarebbero faziose,
secondo la critica più aspra falsificherebbero il pensiero
degli autori stravolgendolo totalmente.
Una vecchia pubblicazione della Watch Tower afferma: “I
testimoni di Geova sono un’organizzazione di verità. Dovremmo
voler dichiarare la verità ed essere sempre assolutamente
accurati in tutti i particolari. Questo si dovrebbe fare non
solo riguardo alle dottrine ma anche nelle citazioni, in ciò
che diciamo intorno ad altri o nel modo in cui li
rappresentiamo, e negli argomenti che implicano dati
scientifici o notizie di cronaca.”(Manuale
della Scuola, pag. 110) I Testimoni di Geova si
vantano quindi di essere scrupolosi nelle citazioni e
raccomandano lo stesso scrupolo ad altri.
Ciò non significa che errori involontari non possano essere
stati fatti. Quello che è contro la stessa norma organizzativa
e i principi dei Testimoni di Geova è la citazione
“artefatta”, “faziosa” e “in mala fede”.
Molto spesso noi Testimoni di Geova citiamo commentari e/o
dizionari biblici a sostegno delle nostre tesi. Il più delle
volte ci viene replicato che queste citazioni non sono valide
in quanto evidenziamo solo ciò che consideriamo utile al
nostro ragionamento, tralasciando le affermazioni principali
di questi dizionari perché scomode e/o contrarie alla nostra
tesi.
Osservazioni simili rivelano un grossolano errore di fondo
nell’impostazione dell’accusa. Nello specifico, secondo i
nostri detrattori, citare un autore richiede una condivisione
totale del suo pensiero con relativa citazione integrale della
sua opera.
E’ senz’altro vero che bisogna citare fedelmente. Ma la
citazione di un autore non richiede l’assenso ideologico. Ad
esempio, un monaco buddista affermò: “Assumere lo sforzo
gioioso significa lanciarsi con entusiasmo nell’azione,
praticare, affrontare le cose avendo ben presente la loro
realtà. Prima di impegnarsi in una qualsiasi pratica è bene
sapere quale sarà il risultato, l’obiettivo da raggiungere e
per il quale ci vogliamo impegnare”. (Geshe Gedun Tharchin)
Questa frase è citata dal testo di un insegnamento tipicamente
buddista. Il monaco parla di diversi livelli di conoscenza per
raggiungere la felicità. Ma citare questa frase per dimostrare
che per affrontare una cosa bisogna essere consapevoli della
realtà e dei risultati che si vogliono raggiungere è corretto,
pur senza aderire ai diversi livelli di conoscenza del
buddismo tibetano. Nessuno scevro da pregiudizi affermerebbe
il contrario.
Torniamo quindi alle citazioni Watch Tower ed in particolare
alle citazioni che appaiono a pag. 7 dell’opuscolo
“Dovreste credere nella trinità?”.
L’opuscolo fa una disamina delle prove storiche e bibliche che
dimostrano l’infondatezza della dottrina trinitaria. Al
sottotitolo “Cosa insegnavano i Padri preniceni” compaiono
citazioni da un libro di
Alvan Lamson: The Church of
the First Three Centuries, Boston 1869, pp. 56, 57. Infatti,
nella stessa pagina dell’opuscolo, si può leggere:
“Riassumendo le testimonianze storiche, Alvan Lamson, dalla
cui opera sono tratte le summenzionate citazioni dei Padri
pre-niceni…” (il corsivo è nostro).
Gli accusatori, sostenitori della tesi della “citazione
idelogica”, dicono che non solo i Testimoni di Geova hanno
stravolto il pensiero dei Padri pre-niceni, ma addirittura
dello stesso Lamson .
Questo nostro studio dimostrerà l’infondatezza sia della prima
che della seconda accusa.
Con ciò non vogliamo dire che la teologia dei Padri pre-niceni
o di Lamson siano in armonia con gli insegnamenti dei
Testimoni. Quello che l’opuscolo (e noi) voleva dimostrare è
che né i Padri pre-niceni né Lamson insegnarono la Trinità
nella maniera in cui viene concepita dalla Chiesa Cattolica
Romana, dalle chiese ortodosse e dalla maggior parte delle
chiese protestanti. Una precisazione è d’obbligo: la
dimostrazione riguarderà esclusivamente la cristologia dei
Padri pre-niceni, sostenendo che essi non insegnarono
l’uguaglianza divina del Padre e del Figlio ma che la loro
teologia tendeva al subordinazionismo ritenendo quest’ultimo
inferiore al Padre.
Alcuni si identificarono in questa credenza, anche se non
esplicitamente, considerando il Cristo una creatura, pur unica
nel suo essere, altri insegnando aspetti simili al modalismo o
sottolineando la superiorità ontologica del Padre. Allo stesso
tempo a volte gli stessi Padri subordinazionisti formularono
espressioni che gettarono poi la strada al dogma
niceo-costantinopolitano.
Significa questo che storicamente sia possibile ricostruire il
filo rosso che unisce i vari autori fino a sfociare nel
trinitarismo?
Pensiamo proprio di no! Altrimenti non sarebbe mai scoppiata
la controversa ariana ed Ario non avrebbe avuto un consenso
così largo! Anzi, questi insegnamenti contraddittori, pur
potendo essere attribuiti in parte al numero esiguo delle
fonti ritrovate e al bisogno di ulteriori approfondimenti, per
noi rappresentano il risultato della grande apostasia che
andava sempre più manifestandosi.
Detto questo torniamo all’esame delle citazioni nell’opuscolo
Trinità.
Lo studio che leggerete dimostra come la Watch Tower Society
sia stata onesta nel citare questo autore dall’opera The
Church of the First Three Centuries. La Società citò
dall’edizione del 1869.
Quando Lamson scrisse il suo libro, egli aveva a disposizione
le traduzioni greche e, nel caso di Tertulliano, latine, le
quali sono leggermente differenti dalle traduzioni che si
trovano in THE ANTE-NICENE FATHERS TRANSLATIONS OF The
Writings of the Fathers down to A.D. 325 che fu pubblicato
dopo l’opera di Lamson. Riporteremo entrambe le versioni.
Da notare comunque che la conclusione di Lamson riportata a
fine di questo articolo è assolutamente conforme al pensiero
che gli autori dell’opuscolo “Dovreste credere nella Trinita?”
volevano trasmettere.
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