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Esperienze negative |
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Ci sono alcuni settori dei mass-media, che si dedicano a raccogliere "testimonianze di ex-membri", dove raccontano casi di "disassociazione", "esperienze negative" e di "sofferenze" con le quali cercano di dimostrare che la congregazione dei testimoni di Geova è un'organizzazione crudele, malvagia e disonesta nel trattare i suoi membri. Non poche persone, quando leggono esperienze del genere si preoccupano. Qualcuno potrebbe rimanere turbato emotivamente, altri scambiano per verità queste testimonianze. Probabilmente hanno qualche amico, parente o confratello spirituale che è diventato "testimone di Geova". Di conseguenza, alcuni potrebbero pensare, che i singoli testimoni, non sono a conoscenza di certe esperienze negative perché la società "maliziosamente" nasconde qualcosa che non dovrebbero "assolutamente" conoscere, perfino scoraggiando i singoli a leggere certi libri. Anche se di rado, capita che durante l'opera di evangelizzazione alcuni testimoni di Geova incontrino persone che raccontano esperienze negative di alcuni ex-testimoni di Geova, acquisite forse per sentito dire o dalla lettura di qualche libro suggerito dall'autorità ecclesiastica, queste persone, ingenuamente, vogliono dimostrare al loro interlocutore che la sua congregazione, l'organizzazione dei testimoni di Geova, non ama veramente il prossimo e in particolar modo i suoi propri membri. Pochi mesi fa, un caro amico, rimase scioccato da un esperienza negativa che lesse in libro di un ex-testimone di Geova. Talmente toccato e preoccupato, ci trascrisse quell'esperienza e ci incoraggiò di rivedere e riflettere sulla nostra decisione che ci ha spinto di diventare testimoni di Geova. Abbiamo apprezzato moltissimo le sue parole e crediamo che la sua preoccupazione per noi e per milioni di testimoni di Geova è sincera ed è in buona fede. A sua detta, l'esperienza è tratta dal libro "Alla ricerca della libertà cristiana" di Raymond Franz. L'esperienza è di una donna che scrive dagli Stati Uniti occidentali. Riportiamo l'esperienza come ci è stata inviata:
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Questa esperienza, in realtà è una pseudoconfessione che è destinata a trasmettere tutt'altro messaggio come vedremo più avanti. Il suo messaggio subliminale è chiaro, sicuro e sensazionalistico. Vorrebbe lasciare dietro di sé una scia di dubbi al lettore. È un mezzo per raggiungere un fine: far leva sui sentimenti. Così come vengono presentate queste esperienze, il lettore non avrà altra scelta che pensare che la religione dei testimoni di Geova è veramente crudele, malvagia e disonesta da evitare a tutti i costi se non addirittura da combattere. Inoltre, il messaggio fa parte del clima di "shock" e "sospetto" che l'esperienza vuole creare e raggiungere per indebolire la fede di alcuni testimoni di Geova e di far perdere la fiducia nell'organizzazione. Per di più, si avverte che chi vive queste esperienze vuole far conoscere la "propria causa" e di sentirsi vincente e non perdente. Indubbiamente, questa non è la prima e non sarà l'ultima esperienza scritta da ex-membri. Non è neanche raro trovare siti e libri che raccontano esperienze di questo genere. Alcune organizzazioni antisette e ex-membri vanno oltre, creano una specie di "centri di ascolto" per accogliere persone che hanno avuto esperienze simili. In questo modo la loro posizione viene rafforzata da altri ex-membri e da organizzazioni o persone che combattono la "stessa causa". Questi centri hanno un solo obiettivo: persuadere e far credere che i testimoni di Geova devastano moralmente i loro membri, smembrano e rovinano le famiglie. Sono veramente accuse molto dure. A questo punto è lecito farci questa domanda: basta lanciare l'accusa per rendere gli accusati colpevoli? Più volte, sono state presentate alcune denunce al presidente del Consiglio dei Ministri da alcuni parlamentari antigeovisti. I loro scritti, i loro convegni, i loro comunicati stampa, la raccolta di migliaia di firme hanno un obiettivo ben preciso: intromettersi nella "Amministrazione Pubblica" e persuadere il Governo a revocare il riconoscimento giuridico dell'organizzazione. E più recentemente, hanno sollevato il "classico polverone" per bloccare l'itinerario dell'Intesa fra Stato e Testimoni di Geova. Il Resto del Carlino, 26 novembre 1999 commenta l'intesa tra lo stato e i testimoni di Geova:
Benché, il via libera delle camere non si annunciava per niente pacifico, il presidente del consiglio non considerò valide quelle accuse. Anzi, il Consiglio dei Ministri nel 20 maggio 2000 ha approvato, con un disegno di legge, norme per la regolazione dei rapporti tra lo Stato e la Congregazione cristiana dei Testimoni di Geova ai sensi dell'articolo 8 della Costituzione. Evidentemente la maggioranza al governo aveva i suoi motivi per considerare non valide le accuse mosse contro la Congregazione cristiana dei Testimoni di Geova. L'articolo 11 della suddetta intesa, parlando delle attività di religione e di culto dice:
Francamente non si vedono i motivi per cui il Governo o una forza politica abbiano voluto favorire i testimoni di Geova, e nel favorirli, abbiano voluto seguire una procedura scarsamente approfondita. C'è da pensare invece il contrario, e cioè che in previsione di intuibili critiche e resistenze si sia voluto analizzare a fondo la questione per rilasciare un provvedimento, il più possibile, incontestabile. Sociologi, psicologi, politici e studiosi hanno fatto le verifiche prima di aggiudicare il riconoscimento. Alcuni di loro hanno passato giorni, settimane, mesi, altri anche anni, ad osservare i testimoni di Geova "sul campo", qualcuno ha ascoltato ex-membri, parenti e amici di membri, oppositori e sostenitori, e chiunque altro potesse fare luce sull'organizzazione. Potevano dare ai testimoni il riconoscimento giuridico se li avessero trovati una religione pericolosa, persone cattive senza scrupoli, che odiano il prossimo e rovinano le famiglie? Se il riconoscimento giuridico del 1982 fosse stato un errore, che dire dell'intesa del 2000? Poteva la maggioranza del Consiglio dei Ministri approvare l'intesa tra lo stato e la Congregazione cristiana dei Testimoni di Geova e dargli il diritto di assistere, istruire e educare i suoi membri se sono veramente pericolosi per la società? A chi dovrebbe credere una persona ragionevole? Agli oppositori? A ex-testimoni? O agli studiosi e alla maggioranza al governo che hanno fatto del loro meglio per studiare il caso? Personalmente abbiamo riflettuto molto su quelle esperienze negative, e se dobbiamo essere sinceri, alcuni di noi hanno letto altre esperienze scritte da alcuni ex prima ancora che diventassero testimoni di Geova. Malgrado quelle esperienze negative decisero ugualmente di associarsi all'organizzazione. Qualcuno si chiederà, perché allora nonostante la negatività apparente di quelle esperienze scelsero lo stesso questa strada? Perché molti testimoni sono ancora nell'organizzazione se esistono famiglie devastate e smembrate? Sono forse persone insensibili? Sono persone senza cuore? Malvagi? Odiano il prossimo? Qualcuno potrebbe pensare che i singoli testimoni di Geova sono stati sottoposti a una specie di lavaggio del cervello o "controllo della mente". (Per maggiori informazione vedi l'articolo "lavaggio del cervello")
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Ebbene, prima di rispondere a queste domande, vorremo raccontarvi una storia, "una storia di sofferenze". Questa storia richiede una risposta e un giudizio simile a quello che gli oppositori vorrebbero farci credere. È la storia di un carissimo amico di nome Daniele (un cattolico praticante):
Quest'esperienza è molto più triste e drammatica di quella citata all'inizio. A parte la perdita della figlia, che sicuramente non ha niente a che vedere con i testimoni di Geova, la signora, anche se dice di aver perso alcuni amici, ma non ha avuto problemi di esaurimento nervoso, né è stata ricoverate in ospedale e nemmeno ha pensato al suicidio.
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Vi ricordate il famoso film "Uccelli di Rovo"? Si
dice che questo film è tratto da una storia vera, dove un prete si innamorò di una donna,
ma a causa della sua vocazione spirituale decise di non sposarla. Ebbero
un figlio e la donna soffrì per tutta la sua vita aspettandolo invano. Anche
questa è una storia di sofferenze! Di chi è la colpa?
Come giudicherebbe una persona ragionevole la storia di Daniele? Un
anticattolico potrebbe subito approfittarne per dimostrare la sua
avversità contro la Chiesa Cattolica. Mentre le persone ragionevoli
ritengono sia scorretto questo modo di giudicare una religione. Non
tutti quelli che vogliono diventare preti hanno esperienze simili. La
storia di Daniele è un esperienza isolata. Benché non è il primo a
soffrire e non sarà l'ultimo. Inoltre, tutti noi abbiamo assistito in diretta alle sofferenze della
signore Maria Sung ex-moglie dell'arcivescovo Milingo. La stampa di
tutto il mondo approfittò di questa esperienza per il suo tornaconto
personale a scapito di chi soffre. Si è detto molto su quel caso.
Secondo voi, di chi è la causa della sofferenza di Maria Sung? La colpa
è forse di Milingo? Della chiesa? Di Maria stessa? Lasciamo la risposta a
voi. Che dire della storia di un giovane che ha riempito
molte pagine di giornali che non sopportava l'idea di rimanere chiuso in
una caserma mentre prestava il servizio militare? Oltre alla sofferenza si è
suicidato? Anche questa
è una storia di sofferenze. Di chi è la colpa? Del governo Italaino? Che dire delle
esperienze drammatiche di alcuni personaggi
dello spettacolo? Di chi sarà la colpa? La storia di Daniele, come pure le
storie di sofferenze di molti altri, potrebbe capitare a chiunque.
Usarle per un tornaconto personale è sleale. Molti giornali vivono
proprio grazie a queste esperienze o notizie sensazionalistiche. Un fatto degno di nota è che i testimoni di Geova non hanno mai
approfittato di queste "famiglie rovinate", come quella di
Daniele, per dimostrare che la chiesa è nell'errore. Citare esperienze
di questo genere non è leale. I testimoni di Geova, nel dare un
giudizio globale sulla cristianità o su qualsiasi altra religione, non
si servono di "esperienze isolate" e non prendono in
considerazione fonti di seconda mano, non attendibili o di dubbia
provenienza, ma consultano sempre fonti affidabili e fatti concreti che
chiunque può constatare da solo consultando qualsiasi libro di storia e
persino testi scolastici. Guerre, razzismo, olocausto, colonialismo,
inquisizione, l'ostinazione del clero di tradurre e di leggere la Bibbia
nei tempi passati, sono tutti giudizi veritieri e a portata di tutti. Come valutare le storie negative L'esperienza citata dal libro "Alla ricerca della libertà
cristiana" di Raymond Franz è una delle tante esperienze che
ex-testimoni e oppositori citano per dimostrare che l'organizzazione è
crudele nei confronti dei suoi membri. Cosa pensano i sociologi al riguardo? La sociologa Eileen
Barker dice: "Nel giudicare questi racconti bisogna tener conto
di molti fattori. Innanzitutto essi potrebbero essere completamente
falsi". Barker racconta un episodio di un giovane che aveva
dichiarato di essere stato drogato, rapito e tenuto prigioniero da un
movimento religioso. Infine il giovane "è stato condannato a
Dublino a tre anni con la condizionale per aver dichiarato il falso. La
polizia aveva compiuto ampie ricerche sul movimento e le accuse mosse a
suo carico, e riuscì a provare che tutta la fantastica storia non era
altro che un'invenzione. Ma l'inchiesta partì solo dopo che il giovane
aveva partecipato ad un programma di Radio, rilasciando dichiarazioni
sensazionali, probabilmente suggestionato da un prete "preoccupato
che i giovani cadessero vittime dei raggiri di sette di
pazzi"". Inoltre aggiunge la sociologa: "Esistono altri
esempi di denunce, spesso inoltrate da ex-membri, che in seguito a
ricerche sono risultate senza fondamento, e chi le aveva costruite ha
ammesso di essersi inventato tutto." Con questo non vogliamo assolutamente sostenere che l'esperienze citate
da Raymond Franz o altri sono false. Anche se a nostro avviso, sono un po'
(per non dire molto) gonfiate.
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"Più comunemente, un'azione può essere descritta in modo da venire chiaramente definita "cattiva", ma la stessa azione può essere considerata lodevole se descritta con parole diverse" dice sempre Eileen Barker riguardo le "storie di atrocità". Per illustravi il concetto, facciamo un esempio pratico, raccontando una storia (naturalmente inventata) esponendola in due versioni diverse. È la storia di un genitore che possiamo chiamarlo Giuseppe. Un amico del genitore racconta:
Indubbiamente, sentendo questa versione dei fatti non abbiamo altra scelta che lodare Giuseppe. Passiamo ora alla seconda versione raccontata magari da un nemico di Giuseppe:
Sentendo questa versione dei fatti non abbiamo altra scelta! Dobbiamo ammettere che questo padre è una persona cattivo, poco amorevole, molto autoritario e non sa allevare i propri figli, forse qualcuno accarezzerà l'idea di chiamare anche gli assistenti sociali. Stessa storia e due criteri completamente opposti per giudicare qualcuno. Dipende da ciò che si vuole dimostrare. Eileen Barker dice che spesso "con astuzia più sottile, quando si riportano cattive notizie o avvenimenti negativi… spesso la storia è presentata in modo da suggerire che questo accade più frequentemente… che nel resto della società." Inoltre aggiunge: "Se, ad esempio, un membro… si suicida, è quasi certo che l'attenzione è incentrata sulla sua appartenenza al movimento, implicando che esso è responsabile del suicidio. Se invece un cattolico, un metodista, o un anglicano, si suicida, è molto improbabile che si parlerà della loro identità religiosa." Il corsivo è mio.
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Spesso chi racconta un esperienza adopera termini caratteristici per
descrivere un azione. Invece di dire un "padre che sa
disciplinare" si avvale del termine "padre autoritario".
In questo modo il racconto cambia radicalmente. Si può dire lo stesso
quando si riportano storie negative sui testimoni di Geova. Termini come
"educazione" diventano "controllo della mente" e
"lavaggio del cervello" benché si sta parlando della stessa
cosa, ma ogni termine ha una sfumatura diversa. Anche lo stile di vita
caratterizzato come "ubbidienza" e "devozione" di
una persona, può essere descritto come "sfruttamento
autoritario" da un'altra. Parole come disciplina, e sottomissione
possono assumere un significato molto diverso a seconda del contesto in
cui sono usate. Per completare il quadro, anziché dire la
"religione dei testimoni di Geova" basta dire il "culto
distruttivo" o la "setta non cristiana". Il gioco è
fatto, l'esperienza avrà di sicuro una connotazione negativa e la
tragedia è assicurata.
Queste espressioni verbali fanno molta leva sui sentimenti di qualche
persona esterna che non conosce bene i fatti, fanno venire il nodo alla
gola e qualche volta, le lacrime agli occhi. Il lettore non avrà altra
scelta che pensare che la religione dei testimoni di Geova è crudele,
malvagia e disonesta. Con tutto ciò non si vuole sostenere che una esperienza negativa non
è tale, ovunque essa avvenga; ma è importante sottolineare che è
meglio esaminare obiettivamente i fatti prima di concludere che, quando
accade un fatto spiacevole, la responsabilità è sempre dei testimoni
di Geova. Tenete presente che ci possono essere altre ragioni, e a volte
la congregazione cristiana dei testimoni di Geova viene usata come
"comoda scusa" per evitare di prenderle in seria
considerazione. Le sofferenze Ritorniamo all'esperienza raccontata nel libro di Raymond Franz.
Più che sofferenza vera e propria la signora aveva uno stato d'animo
triste a causa del suo dissenso e rifiuto quasi totale verso
l'organizzazione. Lo psicologo
Wayne
Dyre dice: "Gli stati d'animo non sono
solo semplici emozioni che ti capita di provare: sono reazioni che tu
scegli di avere." Wayne aggiunge: "Tu credi, in parole povere,
che certe cose o certe persone ti rendano infelice. Questo non è esatto.
Sei tu che ti rendi infelice col coltivare certi pensieri intorno a
determinate persone o cose. Una sana libertà personale comporta
l'apprendimento di un diverso modo di pensare. Cambiati i pensieri,
nuovi stati d'animo cominceranno a emergere, e si sarà mosso il primo
passo sulla via che porta alla liberta personale." Sicuramente la signora si è aggrappata al mito secondo il quale non
sarebbe stata lei la responsabile delle sue sofferenze e dei suoi stati
d'animo. Quando le cose vanno male, la maggioranza delle persone hanno
la tendenza a dare la colpa a qualcuno o a qualcosa. È come attribuire
al fabbricante tutti gli incidenti che un automobilista fa. È disonesto
dare la colpa ai testimoni di Geova delle proprie sofferenze quando ciò
non è assolutamente vero.
L'organizzazione non ne è responsabile. Anzi, la sua missione comprende
anche l'offrire aiuto a chi soffre, e desidera che tutti i singoli
godano di una buona e piacevole compagnia fraterna. Questo lo possono
testimoniare milioni di persone che hanno sofferto fuori
dall'organizzazione e adesso sono felici. E crediamo che gli anziani delle
congregazioni dei testimoni di Geova hanno cercato di fare il possibile
per aiutare la donna menzionata all'inizio come vedremo più avanti.
Evidentemente, quel aiuto era visto di cattivo occhio per cui non ha
dato il risultato che doveva avere a causa del suo dissenso e rifiuto
totale. Normalmente ciò che la persona stessa pensa intorno ad un
determinato fatto che rende infelice o sofferente e non quel fatto in se
stesso.
Wayne
Dyre fa un interessante esempio al riguardo: "Gli uragani non sono
in sé deprimenti: la depressione e unicamente umana. Se sei depresso
per un uragano, è perché ti stai dicendo cose che ti deprimono. Ciò
non significa che tu debba fingere, costringendoti a godere di un
uragano; ma chiediti: Perché dovrei scegliere la depressione? Mi aiuta
forse ad affrontare meglio l'uragano? Sei cresciuto in una cultura che
insegna che non sei tu il responsabile dei tuoi stati d'animo, benché
il sillogismo dica che, invero, lo sei sempre stato. Hai appreso una
quantità di frasi per difenderti dal fatto che, in realtà, essi sono
in tuo controllo." Inoltre, esperienze del genere, lungi dall'essere false, sono storie
vere, più precisamente, sono mezze verità che contengono uno spirito
polemico, aggressivo e cinicamente denigratorio. E poiché le mezze
verità sono insieme mezzi errori, le opere di questo genere non sono
storia seria. Certamente, commenti critici possono rendere perspicaci o
più sensibili, ma spesso rende anche ciechi. Queste esperienze negative
non sono storiografia e nemmeno possono essere utili come opere di
consultazione, bensì, letteralmente secondo il grande dizionario
tedesco del Duden, "una raccolta di storie scandalose e pettegole
di un'epoca o di un determinato ambiente". Cosa è successo in realtà alla signora? L sua
esperienza dice: "Ero stata battezzata nel 1946
e verso il 1971 avevo cominciato a comprendere che qualcosa non andava
per il verso giusto. Iniziai quindi a fare ricerche nelle Scritture e
non mi riuscì di trovare alcuna base per tutto ciò che succedeva nella
congregazione…" Non vi sembra strano che solo dopo venticinque anni che la signora si
è accorta che qualcosa non andava? Non poteva accorgersi prima? Al
limite, non poteva capirlo qualche anno dopo? Venticinque anni sono
veramente tanti. O che la signora ha sempre vissuto ai margini della
società o che aveva delle aspettative non realistiche riguardo la vita
cristiana nella congregazione, o che ha vissuto la sua fede in maniera
passiva senza prenderla in seria considerazione. Da notare che gli
insegnamenti e il comportamento dei testimoni di Geova sono sempre gli
stessi. È veramente insolito questo modo di vedere le cose. Qualcuno però, potrebbe dire che la signora non è
riuscita a capirlo primaa causa del
cosiddetto "Lavaggio del cervello", o a causa della vita
sociale separata dalla società nel suo insieme, o peggio ancora, a causa
degli troppi impegni settimanale di assistere alle adunanze, allo studio
e all'opera di evangelizzazione. È fin troppo facile
raggirare la faccenda con questi termini. Per maggiori
informazioni, vedi gli articoli "Lavaggio del Cervello" e
"La vita sociale dei Testimoni di Geova". Il vero problema invece era questo: "In quel tempo lessi un
libro di Milton Kovitz, intitolato (Libertà fondamentali di un popolo
libero). Cominciai a chiedermi com'era possibile che la società
[Torre di guardia] si battesse così strenuamente per rivendicare le
sue libertà e nel contempo negasse le stesse libertà agli altri,
libertà garantite dalla medesima costituzione cui essa faceva
continuo riferimento, come il diritto di esprimersi liberamente, il
diritto alla riservatezza, ecc. Al suo interno, invece, non vi era
alcuno spazio per la coscienza individuale. Con l'eccezione di un paio
di persone, gli uomini della congregazione erano molto più
interessati al loro prestigio personale che a pregare o a cercare di
ottenere un più profondo intendimento delle Scritture. I commenti
alle adunanze non erano che una "pappagallesca" ripetizione
di ciò che era scritto sulla Torre di Guardia. Non vi era nessuna
comprensione per i più deboli, ma solo un'insopportabile pressione
affinché si "mantenesse pura l' organizzazione". Uno dei motivi per cui la signora cominciò a vedere
i suoi fratelli con occhi diversi è da quando lesse il libro di un
ex-testimone di Geova e probabilmente altri libri simili. Forse è
rimasti colpiti dai persuasivi argomenti che sembravano razionali e
forse intimidita dalla apparenza sapienza che ostentavano a tal punto di
creargli una crisi di coscienza non sapendo più come distinguere le
informazioni vere da quelle false. Questi libri, fingendosi
scandalizzati della "presunta condotta imperdonabile" dell'organizzazione nei confronti dei loro membro, alcuni apostati (ex-testimoni di
Geova), oppositore e organizzazioni antisette, sottintendono che anche
"tutti i lettori" dovrebbero essere indignate e dovrebbero
disapprovare la loro condotta, e di conseguenza, i lettori dovrebbero
credere al concetto di "vera libertà" solo dal loro punto di
vista. Questo è proprio ciò che è accaduto alla signora dopo
venticinque anni nell'organizzazione. Analizziamo insieme le (sue)
accuse. In questo caso le parentesi sono d'obbligo. Risposte pappagallesche Quest'accusa in realtà, è l'artifizio messo in atto per trasformare
un metodo naturale di studio raccontato in modo da venire chiaramente
definito "cattivo". Non è affatto chiaro cosa c'è di così sbagliato
nel rispondere correttamente a ciò che è scritto in un testo di studio
nelle riviste Torre di guardia. Uno studente che deve studiare un testo
di storia o di scienza non fa la stessa cosa? Deve forse inventarsi qualcosa
che non è scritto nei libri? Come giudichereste allora le preghiere
durante le messe cattoliche? Se la memoria non ci tradisce, nelle chiese non si fa
altro che ripetere, non una sola volta, ma ben 3 volte le preghiere
"Padre Nostro" e "Ave Maria". Non è forse una
"pappagallesca" ripetizione di ciò che dice la chiesa? Come giudichereste gli slogan di alcuni partiti politici? Come
giudichereste l'inno nazionale ed altre cose che si imparano a memoria? Perché se lo fa la chiesa, tutte le scuole e tutte le istituzioni,
non deve essere considerato "pappagallesco" e se lo fanno i
testimoni di Geova è pappagallesco? È equo questo modo di giudicare i
metodi altrui? A parte che i testimoni di Geova non ripetono mai le
stesse preghiere, mentre gli altri si. Tutto ciò che fanno i testimoni
è commentare quello che è scritto sulla rivista Torre di guardia che
stimano moltissimo. Tra le altre cose, ogni settimana c'è uno studio pratico e diverso. Con l'espressione "risposta pappagallesca", probabilmente
qualcuno vorrebbe insinuare che i testimoni di Geova non hanno il senso
critico nel commentare. Forse qualcuno vorrebbero sentire qualche
risposta contraddittoria al materiale esposto nella rivista. Se le cose
stanno così, ebbene, i testimoni di Geova non contraddiranno mai quello
che dice la Torre di Guardia. Non perché non lo possono fare, o perché
sono obbligati a commentare solo ciò che è scritto, semplicemente
perché sono completamente d'accordo con quel insegnamento. Avete mai sentito, durante una messa o al seminario, o in qualsiasi
scuola, qualcuno alzarsi in piedi e contraddire l'insegnate o il prete?
Avete mai sentito un cattolico fervente, durante una funzione religiosa,
dire che Maria non è sempre vergine? La risposta è sempre "No". Perché
mai vorreste sentire nelle sale del Regno commenti che
contraddicono ciò che i testimoni di Geova credono? È un contro senso.
Non vi pare? (Questo argomento sarà preso in considerazione in maniera
più approfondita nell'articolo: Lavaggio del cervello) Libertà di esprimersi Sia la signora che il libro di Milton Kovitz, (Libertà fondamentali
di un popolo libero) ammisero chiaramente che i testimoni di Geova sono
a favore della libertà di religione. In effetti, i testimoni di Geova
hanno lottato e tuttora lottano per rivendicare la libertà di
religione. È interessante notare cosa scrisse il giornale USA Today a
questo riguardo: "Prima di chiudere la porta in faccia a
un testimone di Geova fermatevi a pensare alla vergognosa persecuzione
di cui sono stati oggetto non molto tempo fa e al notevole contributo
che hanno dato alle libertà garantite dal Primo Emendamento di cui
tutti godiamo", inoltre aggiunge, "I testimoni di Geova
dovrebbero ricevere una sovvenzione visto l'aiuto che danno per la
soluzione dei problemi legali relativi ai diritti civili… Tutte le
religioni devono ringraziare i testimoni di Geova per l'accresciuta
libertà [religiosa]". Senza ombra di dubbio, il tema "libertà" è molto caro a
tutte le persone, inclusi i testimoni di Geova. La parola
"libertà" ha una forte connotazione laudativa. Pertanto è
stata usata per coprire qualsiasi comportamento, personale, sociale,
filosofico e politico. Spesso, possiamo essere giudicati "persone
libere" se seguiamo una certa condotta, e nello stesso tempo,
essere giudicati "presone non libere" da altre persone. È
evidente che la "libertà" spesso è relativa. Cos'è veramente questo "diritto di esprimersi liberamente"
che la signora non aveva? Forse voleva avere il diritto di dire la
propria opinione su certe interpretazioni della Bibbia e su alcune
regole spiegate dal corpo direttivo? O voleva rivelare a qualcuno nella
congregazione cose su cui lei non era assolutamente d'accordo e non
poteva farlo? Ma siamo proprio sicuri che la signora non poteva
esprimersi liberamente nella congregazione? La risposta dipende
esclusivamente da come voleva esprimersi. |
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L'espressione "esprimersi liberamente" può avere una
definizione precisa e univoca, ma nello stesso tempo può essere
equivoca. In primo luogo, con questo termine vengono indicati casi e
significati molto diversi e, talora, dai contorni indefiniti. Secondo,
è che altrettanto spesso, si fa confusione tra termini che indicano
differenti tipi di espressione, negativi o positivi che siano, verso un
sistema qualunque. Ogni organizzazione, sia essa politica, religiosa o
commerciale, dà il diritto di "esprimersi liberamente" entro
un certo limite che entra nei loro diritti senza perciò essere accusati
di "opprimere" l'opinione altrui. "Esprimersi
liberamente" spesso, non implica necessariamente una violazione
intenzionale e dimostrativa di una regola poiché si può tradurre anche
in "punto di vista personale" o "dubbio".
Ovviamente, se invece si concreta in una opposizione vera e propria il
discorso è ben diverso.
Facciamo un esempio: Se un prete, esaminando la dottrina della
Trinità, trova dei punti che non sono in armonia con ciò che insegna
la sua chiesa, può avere il diritto di esprimersi liberamente, magari
insegnando ad altri "nella parrocchia", che la dottrina della
Trinità è falsa? Indubbiamente, la sua Chiesa non gli permetterà mai
di esprimersi in questo modo durante una messa. Questo forse dimostra
che la chiesa limiti la libertà di parola? Certamente no. Rispettare
certe regole, di per sé non limita la libertà. Sicuramente il prete ha
il diritto di chiedere maggiori chiarimenti sui suoi dubbi. Ci sono
sacerdoti e teologi che hanno espresso il loro punto di vista sulla
dottrina della Trinità e la chiesa, in questo caso, ha il legittimo
diritto di esprimere la sua posizione nei confronti di chi ha espresso
liberamente il suo punto di vista. E se la chiesa crede che il prete
abbia sbagliato gli darà due possibilità: 1) lasciare la chiesa se il
prete insiste sul suo punto di vista e se non si pente, 2) accettare la
posizione del Magistero della Chiesa e continuare ad insegnarla ad altri
benché non è d'accordo. Certo la chiesa non può essere accusata di opprimere
la libertà di pensiero solo se è ferma su un punto di vista che essa
ritiene corretto. Lo stesso si può dire di qualsiasi organizzazione
politica o commerciale. Essere risoluti su un punto di vista è un
diritto come l'esprimersi liberamente è un diritto a patto che vengano
rispettati i diritti altrui. Se la signora avesse parlato dei suoi punti di vista o dubbi con
qualcuno nella congregazione, come avrebbero reagito? L'avrebbero
giudicata male? L'avrebbero disassociata? La rivista ufficiale dei
testimoni di Geova, la Torre di Guardia del 92 15/11 a pagina 27 dice
chiaramente: "L'anziano parlerà in maniera
incoraggiante ed edificante, non in tono intimidatorio. Durante la
conversazione, cercherà di creare un'atmosfera in cui il cristiano
che ha bisogno di aiuto si senta il più possibile a suo agio e libero
di esprimersi." Indubbiamente la società e gli atri testimoni di Geova hanno agito
in questo modo con lei e con chiunque si esprime liberamente. Dobbiamo
tener presente che c'è modo e modo nel esprimersi. Se, nell'esprimersi,
la persona vuole che le si conceda di trasmettere pubblicamente i suoi
dubbi al resto della congregazione e/o che il Corpo Direttivo debba fare
delle modifiche su determinate questioni, è sicuramente valido un altro
consiglio del rivista "Torre di Guardia" del 1986 1/4 pagina
31: "se oggi un cristiano (che asserisce di
credere in Dio, nella Bibbia e in Gesù) promuove false dottrine senza
pentirsene, può dover essere espulso dalla congregazione…
Naturalmente, se una persona ha semplicemente dei dubbi o non conosce
un particolare argomento, ministri qualificati lo assisteranno
amorevolmente". Pertanto, la congregazione cristiana dei testimoni di Geova non può
essere giustamente accusata di dogmatismo, ma tiene in gran
conto e si sforza di conseguire l'unità e la libertà di cui ogni
persona ha diritto di avere. Si tratta di una procedura del tutto naturale e spontanea.
A questo riguardo alcuni testimoni di Geova del nostro gruppo si sono espressi liberamente nella congregazione e anche con gli
anziani, sinceramente parlando, nessuno li giudicò male e nessuno li disassociò per aver espresso un mio punto di vista personale su un
argomento che non gli è chiaro. Perché allora, nel caso della signora
le cose non erano così? È evidente che la signora era completamente in
disaccordo con molte regole (per non dire tutte) e sicuramente aveva un
atteggiamento negativo verso la società o su alcuni aspetti più
specifici. Probabilmente è diventata apatica, indifferente, e
distaccata verso la congregazione e verso i suoi fratelli. Questo
atteggiamento, lo ha spinta fino a tradursi in un rifiuto totale
dell'organizzazione. Lo si capisce chiaramente dal suo racconto. La Torre di Guardia del 1985 15/7 pagina 30
dice: "Naturalmente se un fratello avesse
iniziato a forviarsi, i cristiani maturi avrebbero cercato di
aiutarlo. Se avesse avuto dubbi, avrebbero cercato di 'aiutarlo'.
Anche se fosse divenuto inattivo, non andando più alle adunanze…,
coloro che erano forti spiritualmente si sarebbero sforzati di
ristabilirlo. Forse aveva detto loro che non voleva più avere il
fastidio di stare nella congregazione, rivelando così di avere una
fede debole e un livello di spiritualità basso. Loro non lo avrebbero
assillato, ma di tanto in tanto avrebbero potuto fargli una visita
amichevole". Il punto di vista della società è fin troppo chiaro.
La
disassociazione è l'ultima strada da seguire solo quando non c'è più
niente da fare e dopo aver tentato amorevolmente tutto il possibile. Con
ogni probabilità, gli anziani della congregazione hanno seguito questi
principi e hanno fatto tutto il possibile per aiutare la signora a
chiarire i suoi dubbi. Evidentemente, le cose non sono andate a buon
fine per il suo completo dissenso. Più che "esprimersi liberamente", la signora
voleva esprimere il suo completo dissenso nei confronti della società
dei testimoni di Geova. Quindi, è lampante il fatto che il
"messaggio subliminale" che l'esperienza vuole trasmettere
deliberatamente e sistematicamente è indirizzato ad un determinato
uditorio e mirante a creare una immagine negativa dell'organizzazione.
Sicuramente non è indirizzato ai testimoni di Geova, altrimenti
avrebbero saputo come stanno veramente le cose. In particolar modo è
rivolta a coloro, che per vari motivi, trovano un piacere immenso nel
trovare un "punto negativo qualunque" per combattere la loro
causa contro i testimoni di Geova. I dubbi Che dire dei dubbi della signora? Che effetto hanno certi dubbi sulle
persone? Facciamo un esempio pratico per capire la situazione in cui
viveva la signora. Prendiamo il caso di un marito geloso che dubita di
sua moglie: Provate a pensare per un attimo come può vivere un marito
in una situazione del genere. Se per esempio, la moglie mostra delle
attenzioni a una persona dell'altro sesso come si comporterà il marito?
Potete immaginare la sua reazione! E se la moglie dedica molto tempo a
qualche parente bisognoso di aiuto, sicuramente il marito non riuscirà
a mangiare tranquillo la sera. Se dovessero uscire insieme per mangiare
in un bel ristorante, addirittura potrebbe scrutare i suoi occhi per
vedere da che parte guarda. Leggerà nei suoi sguardi cose che nemmeno
gli passavano per la mente. Qualunque cosa la moglie faccia o dovunque
vada, i pensieri del marito geloso cadranno sempre là. La sorveglierà
costantemente. E se accarezzasse l'idea che sua moglie lo abbia
veramente tradito, di sicuro non dormirà più. Se invece di parlarne, preferisce vivere nel dubbio senza trovare
risposte sicure, può sfogare la sua frustrazione in modi che complicano
il problema. Potrebbe soffrire molto e far soffrire gli altri. Non
riuscirà a lavorare tranquillo. Non riuscirà ad avere un rapporto
sereno e bello con sua moglie e nemmeno con le persone che lei conosce.
Prima o poi, arriverà il fatidico momento della goccia che fa
traboccare il vaso "la rovinare del matrimonio". Di chi è la colpa se quel uomo soffre? Della moglie? Qualunque
persona ragionevole direbbe di no. Le sofferenze sono causate da lui
stesso. Nella maggior parte dei casi, si può dire lo stesso delle
sofferenze e dei dubbi che qualcuno può avere nella congregazione
cristiana dei testimoni di Geova. Perché dare la colpa
all'organizzazione se in realtà il vero problema è in chi ha i dubbi?
Dare la colpa dei nostri dubbi a qualcun'altro quando la causa è
esclusivamente nostra, è una scusa bella e buona per non prenderci la
responsabilità di affrontare il problema seriamente e
coscienziosamente. Nel caso dell'esempio dell'uomo geloso, quel che più conta non è
tanto di chi è la colpa, quanto in che modo marito e moglie possono
collaborare per risolvere e sradicare i dubbi. Crediamo che, se la signora dell'esperienza negativa
raccontata all'inizio avesse rispettosamente confidato i suoi
dubbi, le sue preoccupazioni e le sue ansie con qualcuno nella
congregazione, come dice la summenzionata Torre di Guardia del 1985
15/7, siamo più che sicuri che i suoi dubbi saranno stati senz'altro chiariti, e
la sua esperienza l'avrebbe raccontata diversamente, magari sulla
rivista "Torre di Guardia" per incoraggiare altri. Sicuramente, non tutti quelli che hanno avuto dubbi nella
congregazione hanno esperienze negative. La Torre di Guardia del 1981
15/1 p. 15 racconta la seguente esperienza: "Un anziano (un uomo nominata dalla
congregazione è considerato spiritualmente maturo per assistere ed
insegnare altri) della Francia occidentale cominciò a dubitare di
appartenere alla vera congregazione di Dio… Perciò chiese di essere
sollevato dalle sue responsabilità cristiane di anziano. Tuttavia la
sua famiglia e gli altri anziani non lo trattarono come un apostata.
Lo aiutarono amorevolmente con la preghiera e con conversazioni
incoraggianti. Poco per volta questo fratello fu aiutato…, riprese
forza spirituale e ritrovò la gioia nel servizio di Geova. Ora è di
nuovo un anziano nella congregazione cristiana". Inoltre, lo stesso articolo, parlando dei cristiani testimoni di
Geova che hanno avuto dubbi, aggiunge: "pur essendo assaliti dai dubbi,
riuscirono a vincerli e ritrovarono la felicità nel servizio di Dio.
Se avessero ceduto al dubbio, oggi sarebbero infelici e senza
speranza. La Bibbia dice: "Chi dubita è come un'onda del mare
mossa dal vento e spinta qua e là". (Giac. 1:6) Sì, i dubbi ci
rendono vulnerabili. Giacomo aggiunge che chi dubita "è un uomo
indeciso, instabile in tutte le sue vie". - Giac. 1:8. A differenza da quello che riferiscono gli oppositori, avere dubbi è
normale ed è umano. La congregazione dei testimoni di Geova non vede
assolutamente di cattivo occhio chi ha dubbi come nel caso
dell'esperienza citata. Anzi, è proprio vero il contrario, in quanti
gli anziani delle congregazioni, hanno veramente il piacere di aiutare
chi è sincero ed interessato a sradicare i sui dubbi. Da notare che parte dei dubbi che la signora aveva, sono dovuti alla
letteratura apostata, (cioè, libri scritti da ex-testimoni di Geova).
Cosa può asserire un oppositore con la sua propaganda se non quello di
mirare a indebolire la fede di qualcuno, a raffreddare l'interesse per
la sua religione e a seminare dubbi nella sua mente? Questo tipo di
ricerca (la presunta verità nascosta ai testimoni di Geova) è da
considerarsi a "senso unico" e di "seconda mano", di
conseguenza non può fornire informazioni del tutto veritieri. Di "seconda mano" si intende una fonte non diretta. È il
caso di una tesi, supponiamo, sull'Islam, in cui l'oggetto è costituito
da "libri della religione islamica", mentre gli strumenti sono
altri libri scritti sull'Islam. In tal caso i detti di Maometto che si
trovano nel Corano, gli scritti dei suoi seguaci e i vari libri scritti
da studiosi musulmani, costituiscono le fonti primarie. Mentre tutti gli
altri libri scritti sull'islam da studiosi non musulmani contrari
all'Islam, per quanto
seria possa essere la loro ricerca, costituisce una fonte di seconda
mano. Umberto Eco dice a questo riguardo: "I resoconti fatti da
altri autori, sia pure integrati da ampissime citazioni, non sono una
fonte: sono al massimo fonti di seconda mano". Possiamo concludere che la presunta ricerca della verità che la
signora intraprese è di "seconda mano", poiché si trattava
di un oppositore dei testimoni di Geova e non scritti di prima mano. Che
rischio può esserci consultare una fonte di "seconda mano"?
Umberto
Eco
ci lo chiarisce: "Nessuo mi dice che il redattore
non abbia fatto dei tagli o commesso errori.". Tutto questo ci suggerisce che nel caso della signora, la sua ricerca
doveva basarsi anche sul parere dei sostenitori, una cosa che non è
stata fatta nel libro di Raymond Franz. Siamo costretti a considerare non
scientifico questo tipo di ricerca. (Per maggiori informazioni al
riguardo vedi l'articolo "i Testimoni di Geova e gli
Apostati"). Analizzando bene l'esperienza della signora, notiamo una
contraddizione con ciò che dicono di solito gli oppositori. Sono passati molti anni da quando iniziò a leggere il
libro di Milton Kovitz nel 1970 fino al 1980 quando ha deciso di
lasciare l'organizzazione. In tutto quel tempo, ci sembra di capire, che
non andava regolarmente alle adunanza. A questo punto ci chiediamo: se
dagli anni 70 aveva avuto dei dubbi e forse ne ha parlato con qualcuno e
forse no, come mai nessuno lo ha disassociata prima? Questo dimostra che
le accuse secondo le quali i testimoni di Geova non possono avere dei
dubbi, o il fatto di non frequentare le adunanze o esprimersi liberamente, rischiano immediatamente la disassociazione sono completamente
infondate. Il comportamento dei Testimoni di Geova Come dovevano comportarsi i testimoni di Geova con la signora? Crediamo, ed è proprio così, che durante i dieci anni trascorsi dal 1970 al 1980 tutti i testimoni di Geova si sono comportati normalmente. Forse l'hanno invita a casa loro e hanno mangiato con lei, forse l'hanno invitata a qualche picnic, forse hanno scambiato qualche bella parola o qualche piacevole esperienza con lei. Può anche essere che lei stessa ha abbandonato la loro compagnia o non trovava più niente in comune con loro a causa dei suoi dubbi e le sue idee contrastanti. Può anche essere che qualcuno, qualche amica o qualche anziano, andava trovarla a casa sua. Se gli anziani della sua congregazione hanno preso quel drastico provvedimento, cioè, la disassociazione, dopo 10 anni, e 10 anni sono veramente tanti, vuol dire che avevano dei validi motivi, anche se lei non era d'accordo o lo nega. Il disassociato e la famiglia Che dire della famiglia del disassociato? L'esperienza narra che dopo la morte della figlia, la sua mamma non andò al funerale e non mandò nemmeno le sue condoglianze. Si spera che la notizia della morte non sia stata inserita come un pretesto per far apparire l'esperienza più drammatica e far leva sui sentimenti dei lettori. In questo modo, i lettori saranno costretti a compatire la signora, rafforzare la loro posizione contro i testimoni di Geova, condannare e bollare quella mamma e tutti i testimoni di Geova come persone disumane e insensibili. È evidente che la morte della figlia non ha niente a che vedere con i testimoni di Geova. Purtroppo, così com'è presentata l'esperienza sembra proprio che quella mamma sia una persona crudele. È vero che la sua mamma disse alla figlia che non voleva più parlare con lei, ma quello che ci chiediamo è questo: Questa è l'unica mamma al mondo che dice una cosa simile? Quante mamme, a causa di un contrasto o di una decisione presa si esprimono in questo modo chiedendo al proprio figlio/figlia di uscire di casa e di non tornare più? Questo vuol dire che quelle mamme sono veramente cattive, crudele o odiano i propri figli? Niente affatto. Indubbiamente questo comportamento non è corretto ma fa parte della natura umana. Probabilmente era solo un momento di rabbia per la decisione della figlia. Chissà come andarono veramente le cose! L'esperienza non ha prese in considerazione questo particolare importante. Queste situazioni capitano anche nelle migliori famiglie. Per esempio, molti genitori potrebbero non essere d'accordo con i figli della scelta della scuola, del lavoro, del coniuge, della nuova religione o di uno stile di vita diverso dalla tradizione famigliare. Questi fattori potrebbero causare divisione se non addirittura, una spaccatura e un distacco dalla famiglia. Qualche volta i rapporti affettivi si troncano e possono causare a tutti i componenti ferite molto profonde. Normalmente, una scelta può apparire banale per alcuni, ma per altri può essere di vitale importanza. Pensate ad un genitore che si è prodigato per anni e con tanta pazienza ad allevare i propri figli nella via cristiana e secondo i principi che egli ritiene indispensabili e corretti. Come pensate che reagisca un genitore qualunque quando uno dei sui figli sceglie uno stile di vita completamente opposto e sbagliato se non addirittura pericoloso? Che stato d'animo avrà in quel momento? Indubbiamente è come se tutto il mondo gli fosse caduto addosso. Ma voi credete veramente che quella mamma odia la propria figlia che l'ha portata nel suo grembo per nove mesi e ha vissuto con lei per una vita? Sinceramente, non possiamo credere a una cosa simile. Un'altro motivo che ci spinge a non crederci affatto, è che quella mamma è una testimone di Geova. I testimoni di Geova sono persone cha amano profondamente la loro famiglia e la tengono in alta considerazione al punto di sacrificare la loro vita per loro. Sono famiglie unite, pacifiche, passano molto tempo con i figli, si divertono con loro, compiono l'opera di evangelizzazione con loro. Insinuare che i testimoni di Geova odiano i propri figli quando vengono disassociati è una bugia bella e buona che non trova nessun riscontro reale. Ammesso che quella mamma odia veramente la sua figlia, siete sicuri che tutti i testimoni di Geova agirebbero in quel modo? Non conoscendo bene tutti i particolari come si può giudicare quella mamma senza sentire la sua versione dei fatti? Chi ci dice, che quell'esperienza, così com'è presentata non omette dei particolari, che guarda caso, proprio quei particolari che ci aiutano a capire meglio la situazione? Se dovesse capitare a qualsiasi testimone di Geova che ha un figlio disassociato ciò che è accaduto a quella famiglia, sicuramente sarebbero andati al funerale e di sicuro, i genitori del disassociato l'avrebbero consolato. Sia la loro coscienza cristiana che gli insegnamenti della società Torre di Guardia gli obbligano moralmente ad aiutare chi è nel bisogno, chiunque esso sia, anche un disassociato. Crediamo che tutti i testimoni di Geova agirebbero nella stessa maniera se avessero figli disassociati proprio come consiglia la Torre di Guardia del 75 15/1 dice:
Analizzando bene l'esperienza ci si può arrivare a queste due conclusioni:
Ammesso che è vera la seconda ipotesi, perché incolpare tutti i testimoni di Geova a causa del comportamento di una sola persona? È corretto questo modo di giudicare? Indubbiamente no. Chi ci dice però, che gli anziani della congregazione, se sono a conoscenza del comportamento della mamma, non abbiamo aiutato anche lei a comportarsi in modo corretto secondo l'insegnamento biblico impartito dai testimoni di Geova? Tutti questi interrogativi rafforzano l'idea che nell'esperienza mancano elementi essenziali per trarre la conclusione giusta. Per provare che i testimoni di Geova sono così crudeli con i familiari disassociati, questi comportamenti devono essere dimostrabili. Solo allora l'accusa sarà credibile nella misura in cui si documenterà in modo pubblico, ripetibile e controllabile quelle esperienze. Se voi foste un giudice come avreste valutato il caso? Per una valutazione realistica e giusta, un giudice deve ascoltare non solo chi accusa "la figlia" ma anche gli accusati, cioè, la "mamma" e la "congregazione". Solo quando si hanno tutte le informazioni necessari si può dare un giudizio globale e concreto. Questo criterio imparziale e corretto, non è stato seguito da libro di Raymond Franz ed altri. Il libro ha chiamato in causa, solo l'accusatrice. Può essere considerato affidabile? Purtroppo, non tutte le persone riescono ad analizzare bene queste storie negative che si trovano su internet. Valutazioni realistiche potrebbero essere offuscati dal sentimentalismo. Trattando un caso del genere, un giudice disse:
Sorge un'altra domanda importante, perché non si è parlato delle sofferenze della mamma? Secondo voi, quella mamma, soffrì per la disassociazione della figlia? Certamente, la disassociazione fa soffrire profondamente non solo che è stato disassociato ma anche l'intera famiglia. (Per maggiori informazioni sulla disassociazione, vedi l'articolo "La Disassociazione") Pertanto, anche la mamma ha sofferto e crediamo che tutt'ora soffre per la disassociazione della sua figlia. Provate a chiedere ai testimoni di Geova che vengono a trovarvi la domenica mattina la seguente domanda:
Per amore dell'argomento, abbiamo chiesto ad un testimone di Geova, che ha un figlio dissociato dalla congregazione, alcune domande. Ecco le sue risposte. Domanda:
Molte opere si vantano di presentare studi molto articolati sulla psicologia dei testimone di Geova. Questi studi vorrebbero dimostrare quanto segue:
Quest'ultima affermazione benché va oltre la realtà è molto diffusa. A volte il fatto stesso che una persona sia entrata a far parte della congregazione cristiana dei testimoni di Geova è considerato un indizio di debolezza o e di sofferenze psichiche. Ad essere sinceri, in questo non c'è nulla di nuovo sotto il sole. Spesso le persone che credono in cose che gli altri considerano strane o sbagliate sono state bollate come pazze. Ma chi ci dice che le sofferenze di alcuni testimoni di Geova non sono causate proprio da queste pressioni esterne? L'esperienza citata all'inizio dimostra chiaramente che la signora è stata "sensibile" alle parole magiche e ai persuasivi discorsi dei cosiddetti "studiosi", ex-testimoni di Geova e organizzazioni antisette. Facciamo un esempio per capire meglio questi casi. Le sofferenze e il timore di alcuni testimoni di Geova di professare la propria religione, in realtà, spesso è dovuto al pregiudizio che molte persone hanno nei loro confronti. Non sono anche queste cause di sofferenze? Provate solo ad immaginare se alcuni bambini in una scuola dovessero prendere in giro un bambino testimone di Geova. Di chi sarà la colpa delle sofferenze di questo bambino testimone di Geova? Della sua religione? Dei suoi genitori? O a causa delle pressioni esterne? Quindi, c'è da dubitare e riflettere seriamente sulla professionalità di questi studiosi in quanto hanno deliberatamente trascurato un aspetto molto importante nella loro ricerca sulle sofferenze e sulla psicologia dei testimoni di Geova. Perché non hanno mai affrontato e preso in seria considerazione il problema della pressione psicologica esterna a cui sono sottoposti i testimoni di Geova? Si può affermare che a volte alcuni soffrono davvero, ma questo si emerge in particolar modo quando vengono giudicate secondo criteri che discostavano dalle loro convinzioni religiose. La società in generale, studiosi e oppositori potrebbero dirigersi lungo una strada pericolosa quando incominciano a considerare strani, sofferenti e pericolosi i membri di una certa religione sulla base della loro ideologia o fede religiosa. Praticamente non esiste assolutamente nessuna prove concreta del fatto che la religione dei testimoni di Geova conduce alla sofferenza più che dagli altri, siano esse persone religiose o non. Due ricercatori del Medical Center della University of California, Los Angeles, esaminarono 50 persone che facevano parte, o avevano abbandonato, un nuovo movimento religioso. Ecco la loro conclusione:
Anche il rapporto del governo olandese sui nuovi movimenti religiosi concluse:
I casi di sofferenza all'interno dell'organizzazione dei testimoni di Geova verificatisi dopo l'adesione spesso ha dimostrato che qualcosa non funzionava prima della conversione, o a causa di pressione dall'esterno e che probabilmente l'organizzazione non c'entrava per nulla. La sociologa Eileen Barker ribadisce:
Un attenta analisi quindi, mostra chiaramente che gli oppositori si avvalgono di queste esperienze negative che si verificano raramente nell'organizzazione come paravento per combattere la loro guerra personale contro qualcosa che essi stessi considerano sbagliato e non perché lo sia veramente. Ciò suggerisce la seguente domanda: Che effetto potrebbero avere queste accuse e queste esperienze negative sui testimoni di Geova? "È probabile che non si ottenga altro che confermare l'idea che dall'esterno la gente distorca la "verità" o non la sappia riconoscere" dice la sociologa Eileen Barker nel suo libro "I nuovi movimenti religiosi". Quindi, quello che oppositori e critici sperano di ottenere potrebbe avere l'effetto contrario, potrebbe rafforzare la fede dei testimoni di Geova nella loro organizzazione e accrescerà la loro fede.
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Per terminare la nostra trattazione sulle presunte esperienze negative causate dall'organizzazione dei testimoni di Geova, concludiamo con il pensiero del famoso filosofo Voltaire che possiamo considerarlo un insegnamento valido per tutti:
Perciò se Voltaire fosse stato un ex-testimone di Geova (come Raymond Franz o come la donna menzionata all'inizio), non avrebbe di sicuro scritto quel esperienza o l'avrebbe scritta in un altro modo. Prima di bollare i testimoni di Geova come malvagi bisognerebbe fare un esame di coscienza e valutare ciò che si legge. Nessun serio sociologo giudicherebbe l'esperienza negativa della signora come vorrebbe dimostrarci Raymond Franz nel suo libro "Alla ricerca della libertà cristiana". È evidente che la libertà che vorrebbe offrire è una libertà illusoria e senza fondamento.
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Testimoni di Geova OnLine - giovedì, 10 giugno 2004 23.08 |
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