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Trovate scritta questa affermazione a dir poco shockante in un libro polemico contro i Testimoni di Geova. Gli stessi concetti si trovano espressi in diversi siti internet di critici e detrattori. L’accusa prende le mosse dalla posizione negativa verso i trapianti d’organo assunta dai Testimoni di Geova verso la fine degli anni 60. Ciò che viene criticato non è tanto il pensiero negativo verso i trapianti – posizione che anche oggi diversi non Testimoni continuano ad avere per indiscutibili motivi personali – ma il fatto che per tutto il periodo in cui i Testimoni condivisero questo modo di vedere le cose “forse” (dicono i critici) molti morirono o rifiutarono di essere adeguatamente curati subendo menomazioni fisiche e fecero questo per paura di essere disassociati o scomunicati dalla loro chiesa. Questi critici dicono che se il Corpo Direttivo dei Testimoni di Geova sbagliò in una questione così delicata come quella dei trapianti di organo provocando mutilazioni e morti , con l’aggravante di farlo con il ricatto morale della disassociazione, allora potrebbe sbagliare su qualsiasi altro argomento – dottrinale e morale – e la sua pretesa autorità di rappresentare Dio risulterebbe priva di fondamento. Anzi alla luce di questa posizione contraddittoria – sostengono costoro – sarebbe saggio diffidare di qualsiasi insegnamento proposto dai Testimoni di Geova in quanto non si potrà mai essere sicuri per quanto tempo verrà ritenuto come verità di Dio, e le conseguenze per aver creduto a tali dottrine mutevoli possono essere disastrose. Ma sono fondate tali critiche? Come stanno realmente i fatti? Vediamo di fare un po' di chiarezza. La Torre di Guardia del 15 marzo 1968, era senz’altro orientata in senso negativo verso i trapianti tra esseri umani, e i testimoni di Geova dell’epoca erano quindi generalmente contrari a questo trattamento sanitario. Eppure, a ben leggere, quell’articolo concludeva così: "Da questa considerazione dovrebbe risultare evidente che i cristiani i quali sono stati illuminati dalla Parola di Dio non devono prendere queste decisioni semplicemente in base al capriccio o all’emozione. Possono considerare i princìpi divini riportati nelle Scritture e servirsene per prendere decisioni personali mentre si rivolgono a Dio per essere guidati, confidando in lui e riponendo la loro fiducia nel futuro che egli riserva a quelli che lo amano". In ultima analisi, quindi, la decisione era lasciata alla persona. Diversamente da quello che alcuni pensano, i Testimoni non compilano lunghi elenchi "talmudici" di comportamenti proscritti: si attengono piuttosto alle esplicite norme e ai princìpi generali esposti nella Bibbia. Va altresì tenuto presente che negli anni cui si fa riferimento il trapianto era prassi medica molto rara anche per la popolazione in generale; a maggior ragione, i testimoni di Geova, essendo relativamente pochi, avevano molto raramente a che fare con queste situazioni, che erano nel loro caso del tutto eccezionali. E questo renderebbe priva di fondamento l’accusa secondo cui negli anni tra il 1968 e il 1980 i Testimoni di Geova «non hanno potuto curarsi nel migliore dei modi». In quel periodo i trapianti non erano ancora il “modo migliore” per curarsi da certe patologie. Inoltre nessuna pubblicazione o sito internet critico verso i Testimoni, pur insinuando che “forse” ci furono molte morti, ha mai portato uno straccio di prova. Se Testimoni di Geova fossero morti come diretta conseguenza del rifiuto di un trapianto dovrebbero essere disponibili le testimonianze. Invece nulla. O meglio quasi, perché generalmente vengono riportate due esperienze. Una di Dolores Busselman (una testimone di Geova morta negli anni 70 per leucemia) e una di un ragazzo che accettò di farsi spiantare un rene ma rifiutò di donarlo. Riportiamo, per amore dell’argomento, l’esperienza di Dolores Busselmann :
Quale malattia aveva la moglie di Busselmann? La leucemia. E avete notato in che modo i medici definirono la malattia? Seria ma non fatale. Andiamo avanti:
I dottori suggerirono il trapianto di midollo osseo. Il trapianto di midollo necessita successivamente di trasfusioni di globuli rossi e piastrine. Questo perché prima di procedere al trapianto di midollo il paziente viene sottoposto a chemioterapia intensiva che distrugge totalmente il midollo ammalato. Su seguente sito trovate delle utili informazioni sugli effetti della chemio terapia che tra le altre cose dice:
Su un altro sito trovate altre informazioni. Citiamo la parte riguardante i trapianti di midollo:
Come si può vedere il trapianto di midollo richiede a tutt'oggi continue trasfusioni di sangue. Negli anni 70 era praticamente impossibile evitare le trasfusioni di sangue a seguito di un trapianto di midollo. Quindi i testimoni di Geova in genere si astenevano dal trapianto di midollo per l'inevitabilità della trasfusione di sangue a cui obbiettano per le ragioni note. È evidente che la moglie di Gary Bussellmann evitò il trapianto per obbedire alla legge di Dio sul sangue e non perché temeva di essere disassociata se avesse accettato il trapianto. Questo fatto viene generalmente ignorato da coloro che usano questa esperienza perché è più comodo far colpo sull'l’opinione pubblica con l’affermazione che il punto di vista dei Testimoni provocò morti che dire la verità riportando anche l’esatto contesto storico, scientifico e religioso in cui si svolsero i fatti. Il messaggio che traspare è:
La verità è che l'unico caso citato dagli oppositori non riguarda il rifiuto di un trapianto perché proibito dalla Legge divina ma il rifiuto di una terapia che avrebbe comportato l'uso di sangue. E a prescindere da cosa pensiate del punto di vista dei Testimoni sul sangue è evidente che Dolores Busselmann non morì per non essersi curata adeguatamente. Quindi non è affatto vero che ci furono “molti” morti per rifiuto dei trapianti. La seconda esperienza citata è quella riportata nella Torre di Guardia del 1/6/1970 come prova che i Testimoni di Geova consideravano l’accettare trapianti o donare organi come una violazione della legge di Dio. Citano alcune frasi al di fuori del contesto facendo dire all’articolo ciò che non dice. Leggiamo le frasi incriminate:
Secondo i critici la risposta della persona che racconta questa esperienza indica che donare un organo fosse considerato all’epoca una violazione della Legge di Dio. Nessuno di loro però ha mai scritto quale sia il titolo dell'articolo presente sulla Torre di Guardia del 1970 e cioè: «Apprezzata la protezione di Geova -quella che segue e' una lettera di un adolescente che rispettava la legge di Dio riguardo al SANGUE» Notiamo alcuni particolari:
Infatti nel sottotitolo «difficile decisione» il Testimone che racconta l’esperienza scrive :
Avete notato? Quando gli chiedono se vuole salvare il suo rene accettando una trasfusione, il TdG risponde in modo categorico: «SCELSI DI FARMI TOGLIERE IL RENE». Lo scelse lui, e per di più non si rileva nessuna gap temporale fra la domanda e la risposta! A questo punto il medico gli chiede di donare l'organo ad un altro malato. La risposta fu:
Questa frase era valida negli anni 70 come lo è ancora oggi per ogni Testimone di Geova.
Dopodiché, questo TdG comunica il suo rifiuto a cedere il rene ad un altro paziente. Se in quegli anni il rifiuto dei trapianti fosse stato categorico e tassativo, come si spiega che per donare l'organo, il TdG dovette invece parlarne in famiglia prima di decidere? Se il divieto dei trapianti era assimilabile a quello delle trasfusioni.... possiamo realisticamente pensare che un TdG dovesse prima discuterne in famiglia? Se il precetto divino «rifiuto sangue» fosse realmente equiparato al «rifiuto trapianti» è come se arrivasse un medico e chiedesse al TdG... «guarda che ti devo trasfondere» e il TdG gli rispondesse «..mi scusi ma, prima devo andare a casa per parlarne in famiglia...» L'assurdità di quanto affermano gli oppositori è chiaramente in evidenza. Il fratello dell'esperienza ebbe due reazioni totalmente diverse ad indicare che i trapianti non erano visti con la stessa ottica delle trasfusioni. Ovvero le trasfusioni erano e sono rifiutate per motivi noti, i trapianti erano una decisione personale, da prendersi in famiglia. Ma perché il nostro fratello TdG in questa esperienza scrive:
Quella che è riportata nella Torre di Guardia, è una ESPERIENZA PERSONALE! Il fratello insieme alla sua famiglia decise di non acconsentire alla donazione. In piena libertà decise che tale suo rifiuto fosse in armonia con la volontà divina. Che sia giusta o meno questa sua conclusione non ha importanza. Quello che è importante è che fu una sua decisione personale, come mostra chiaramente il fatto che dovette prima parlarne in famiglia. Viene perciò totalmente destituita di fondamento la tesi secondo cui a motivo di un punto di vista morale poi abbandonato il Corpo Direttivo dei Testimoni di Geova provocò molte morti. Che dire dell’accusa secondo cui questo punto di vista fu imposto pena l’espulsione o disassociazione? È vero che i Testimoni nei confronti di chi commette una gravissima trasgressione biblica, e non si pente né intende ravvedersi, seguono la prassi biblica dell’espulsione, o disassociazione, a somiglianza del modello lasciatoci dai primi cristiani. (1 Corinti 5:9-13) Da un esame delle nostre pubblicazioni, negli anni in questione le cause di allontanamento dalla congregazione erano soprattutto legate a immoralità di natura sessuale, furto, menzogna e, a partire da metà anni ’70 circa, uso voluttuario di droghe e tabacco, o simili. (1 Corinti 6:9-11; 2 Corinti 7:1) Che dire del "punto di vista giudiziario" (per usare l'espressione di alcuni critici) tenuto allora nelle nostre comunità? Anzitutto dobbiamo precisare che questa mentalità "giudiziaria" non ci è propria. Inoltre, dalle nostre pubblicazioni non risultano indicazioni di natura “giudiziaria” da tenere nei confronti di qualcuno «posto ci fosse stato» che avesse deciso di sottoporsi a trapianto: se non altro, non risulta che questo sia accaduto in Italia. Coloro che affermano che ci furono morti e mutilati sotto il ricatto morale della disassociazione dovrebbero presentare le prove dell’esistenza di un simile procedimento disciplinare verso coloro che accettavano un trapianto o donavano un organo. Invece nulla. Oltre alla rivista del 1968 e fino al 1980, sui trapianti, dal punto di vista dottrinale e disciplinare, nelle pubblicazioni dei testimoni di Geova non si legge nulla. Il libro di catechesi di base dell’epoca “La Verità che conduce alla vita eterna” alle pag. 163-169 contiene una trattazione esaustiva sul sangue e sulle trasfusioni. Ma nulla sui trapianti. Come mai, se secondo i nostri critici, era un aspetto fondamentale della Legge di Dio per i Testimoni dell’epoca? Allora come oggi, i candidati al battesimo come Testimoni di Geova, riesaminano le principali dottrine bibliche con gli anziani usando come base le domande stampate in un apposito libro di testo. Nei libri usati in quegli anni –“La tua parola è una lampada al mio piede” e il libro “Organizzazione per predicare il Regno e fare discepoli”– si esaminano tutte le norme morali dei Testimoni di Geova, inclusa quella controversa sulle trasfusioni di sangue, ma non si dice nulla sui trapianti. Come mai, se secondo i nostri critici, i Testimoni di Geova consideravano accettare un trapianto o donare un organo una violazione della Legge di Dio? La risposta la troviamo nello stesso articolo del 1968. Leggiamo:
Si, i trapianti, pur essendo considerati all’epoca in maniera estremamente negativa, non erano assolutamente equiparati alla violazione di una legge morale di Dio. Non c’è dubbio che l’articolo della Torre di Guardia del 1968 influenzò negativamente il punto di vista dei Testimoni verso i trapianti ma è altrettanto vero che non stabilì alcun provvedimento disciplinare verso chi violava questa “norma” come non è vero che ci furono “molte morti”. Persino gli ex-Testimoni vissuti in quegli anni, pur raccontando che i trapianti erano visti in maniera negativa, non hanno mai riferito di casi di disassociazione per trapianto o di morti per rifiuto di trapianti. Eppure se queste esperienze ci fossero possiamo star certi che le tirerebbero fuori. Perché, ci si potrebbe chiedere, all’epoca ci fu questo irrigidimento verso i trapianti di organo? Ci permettiamo di osservare che può essere molto facile —specie per chi non ha concretamente vissuto (magari anche solo per ragioni anagrafiche, se non altro) nel periodo di cui si parla— commettere errori di prospettiva storica, e giudicare i fatti di allora sulla scorta dei nostri standard attuali. Oggi la trapiantologia è ben affermata e il ricorso al trapianto è tutt’altro che episodico. Dalle fonti, però, si rileva che ancora dopo la metà degli anni ’70 il solo "rischio di rigetto" per il trapianto di rene (per non parlare di altri tipi di trapianti più complessi) era del 15-20%: pertanto, ancor prima dell’ipotetica, eventuale "obiezione di coscienza" posta dal singolo Testimone, la via dei trapianti era ardua in primo luogo per la scienza medica stessa. In effetti, il problema principale, rimaneva legato al rigetto, cioè a quel complesso di reazioni biologiche in base al quale l'organismo tende a rifiutare l'organo trapiantato riconoscendolo come estraneo. I potenti farmaci usati fino alla fine degli anni '70 per combattere il rigetto, quindi l'aggressione dell'organo "nuovo" da parte del sistema immunitario del ricevente, provocavano sofferenze e in breve tempo la morte a causa di gravi infezioni, indotte appunto dall'immunosoppressione dei farmaci. Nella chirurgia dei trapianti è fondamentale il raggiungimento della tolleranza immunitaria, ossia dell'accettazione biologica, da parte dell'organismo ricevente, dell'organo o del tessuto estranei che gli sono stati innestati. Così nel fiordo di Hardaanger in Norvegia fu trovato un fungo contenente una sostanza che avrebbe rivoluzionato la chirurgia dei trapianti. La sostanza chiamata ciclosporina era in grado, finalmente, di controllare le reazioni di rigetto senza aumentare la suscettibilità alle infezioni nei pazienti. In questo senso, la scoperta e la successiva applicazione clinica dei farmaci immunosoppressivi capaci di contenere il rigetto dell'organo estraneo, modificò radicalmente la possibilità di successo dei trapianti di rene, fegato e cuore, nonché di altri. Perciò fu solo a partire dal 1980 che si modificò radicalmente la possibilità di successo dei trapianti d'organo e fu proprio in questo periodo che venne rivista la posizione dei Testimoni di Geova nei confronti dei trapianti, affermando che la donazione è questione di coscienza individuale fatto salvo che tutti gli organi e i tessuti devono essere completamente privi di sangue. Comunque, è normale che di fronte ai problemi etici sempre nuovi posti dalle discipline mediche, le religioni si esprimano e anche modifichino il punto di vista in specifici campi: lo dimostra l’attuale polemica sull’impiego delle cellule staminali o sulla cosiddetta "riproduzione assistita", con le nette prese di posizione di gran parte dei moralisti cattolici. Tornando al nostro argomento, oggi il cattolicesimo in generale non è contrario ai trapianti, ma prima di giungere a questa posizione è passato attraverso una fase essenzialmente contraria al cosiddetto omotrapianto, ovvero tra esseri della stessa specie (E. Chiavacci, Morale della vita fisica, EDB, Bologna 1976, pp. 64-81). Nel suo libro Problemi di etica sanitaria del 1992 (Ancora, Milano, p. 189), il gesuita Giacomo Perico riconosce che fino a non molto tempo prima i trapianti suscitavano "ancora gravi riserve di carattere morale" per il cattolico (il corsivo è suo). Anche nel cattolicesimo, quindi, c’è stato uno sviluppo nel pensiero etico. Questo si può dire di altre religioni ancora. Così, solo a partire dal 1987-88, nell’ebraismo italiano e internazionale, le commissioni incaricate di esprimersi in materia hanno dato parere generalmente favorevole, pur con certe riserve (Alfredo Mordechai Rabello, "Donazione di organi. Comunicato dell’Assemblea dei Rabbini d’Italia", Ha Keillah, giugno 2000, pp. 12-13; Riccardo Di Segni, "Il punto di vista dell’ebraismo", in "La donazione e il trapianto di organi e di tessuti", Punto Omega, dicembre 2000 [anno II, n. 4], p. 34). Ecco un altro esempio di comprensibile evoluzione nel pensiero bioetico di una confessione religiosa. E andrebbe precisato che, in ambito cattolico tradizionalista, pare esserci tuttora chi è contrario ai trapianti per ragioni teologiche. Infine, si tenga presente che in campo etico e teologico non sono solo i testimoni di Geova a pensare che col tempo una confessione religiosa possa modificare la comprensione di certi aspetti. Pur mantenendo fermi gli insegnamenti fondamentali, può accadere che, volendo sempre attualizzare il messaggio biblico, col tempo e alla luce di nuovi sviluppi si comprendano in modo diverso certi aspetti dottrinali. Si prenda di nuovo il caso del cattolicesimo. "La teologia nel suo processo di rinnovamento conosce movimenti pendolari. Il ritorno alla posizione precedente non è tuttavia mai l’esatta ripresa del modo di pensare e di esprimersi del tempo passato", scrivono Giacomo Canobbio e Mario Fini, membri dell’Associazione Teologica Italiana ("Introduzione", in ATI, L’escatologia contemporanea. Problemi e prospettive, Edizioni Messaggero, Padova 1995, p. 9). "La fede della Chiesa riconosce nella Scrittura la propria norma e ad essa si sente vincolata; tuttavia, come a suo tempo ne ha fissato il canone, l’elenco dei libri sacri, così in ogni epoca si sente autorizzata a interpretarla, perché sa di essere animata dal medesimo Spirito Santo, che ne è l’autore […] Nel procedere della storia, davanti a situazioni e problemi sempre nuovi, la Chiesa deve ripensare e riformulare continuamente la sua dottrina, proprio per rimanere fedele al messaggio originario, sperimentarne la fecondità, comprenderne altri aspetti", si legge in La verità vi farà liberi. Catechismo degli adulti (a cura della Conferenza Episcopale Italiana, Libreria editrice vaticana, Città del Vaticano 1995, pp. 294-6). Come si è detto sopra, è proprio questo che è accaduto in ambito cattolico relativamente al caso dei trapianti. Analoghe modifiche sono intervenute nella riflessione dottrinale dei testimoni di Geova, che oltretutto non hanno mai accampato pretese di infallibilità. (Proverbi 4:18) Questo spiega la successiva trattazione fatta nella Torre di Guardia del 1° settembre 1980, p. 31 (edizione inglese del 15 marzo 1980, p. 31). Da quanto detto sopra non si può che trarre l'evidente conclusione che anche in questo caso, la critica formulata dai nostri detrattori per cercare di screditare i Testimoni di Geova non ha alcun fondamento. |
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