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Ci siamo già occupati in un precedente articolo (Il nome Divino nella Bibbia: Abuso di un'ipotesi) della indiscutibile presenza del nome divino nella Bibbia. La posizione dei testimoni di Geova circa il nome divino è nota. Esso dovrebbe essere presente in tutta la Scrittura. Questo principio è valido certamente per le Scritture Ebraiche (Vecchio Testamento) dove la sua presenza nel testo originale è indiscutibile. Ad oggi però, non abbiamo alcun manoscritto che riporti il Tetragramma in nessun libro del Nuovo Testamento (da Matteo ad Apocalisse o Rivelazione). Pertanto la posizione della Traduzione del Nuovo Mondo, che ripristina il nome divino nella forma GEOVA 237 volte nelle scritture Greche, può sembrare senza basi. Nell’articolo precedente abbiamo spiegato le ragioni, filologiche ed esegetiche, per cui il nome divino deve essere presente anche nel Nuovo Testamento. Chi è interessato può leggere l’articolo Il nome Divino nella Bibbia: Abuso di un'ipotesi? In effetti però la posizione dei testimoni di Geova, di ripristinare il Nome Divino nel Nuovo Testamento, fa sorgere altre domande che il nostro articolo precedente non prendeva in esame:
Perché Dio non ha preservato il suo nome nel Nuovo Testamento. Che il nome divino sia importante è fuori discussione. Esodo 3:15 (Versione della CEI) dice:” Questo è il mio nome per sempre; questo è il titolo con cui sarò ricordato di generazione in generazione.” Nulla in questo brano indica che il nome divino dovesse poi cadere in disuso. Il profeta Malachia scrisse:” Poiché dall'oriente all'occidente grande è il mio nome fra le genti e in ogni luogo è offerto incenso al mio nome e una oblazione pura, perché grande è il mio nome fra le genti, dice il Signore degli eserciti.” (Malachia 1:11,CEI) Pertanto la Parola di Dio è chiara: il nome divino avrebbe dovuto rivestire grande importanza non solo per gli ebrei ma anche per i gentili. – Isaia 54:5 Queste Scritture, unitamente al fatto che tutta la Bibbia è Parola dello stesso Dio, ci permettono di capire che il nome divino dovrebbe essere presente in tutto il testo sacro. (2 Timoteo 3:16) Il Nuovo Testamento cita spesso brani dell’Antico Testamento, e in molti di questi è presente il Tetragramma. - Si paragonino ad esempio Isaia 61:1,2 con Luca 4:18,19. Se accettiamo questi ragionamenti scritturali in tutta la loro forza e semplicità non possiamo che concludere che il nome divino dovesse essere presente anche nei manoscritti greci originali. Perché allora oggi manca? I testimoni di Geova hanno più volte proposto la spiegazione riassunta dall’enciclopedia biblica Perspicacia in questo modo:
L’opuscolo Nome Divino scrive:
Secondo questa tesi ci fu una apostasia dal vero cristianesimo che esplose, in tutta la sua forza, dopo la scomparsa degli apostoli. Questa apostasia ebbe come conseguenza l’alterazione del testo biblico. Prove di questa alterazione si riscontrano in ciò che è avvenuto alle copie della Settanta. P. E. Kahle dice:
Pertanto la tesi dell’alterazione del testo non è del tutto campata in aria. Essa è avvenuta con la Settanta. Perché non potrebbe essere accaduta la stessa cosa con i manoscritti del Nuovo Testamento? Ma è logico credere che l’Iddio Onnipotente non sia stato capace di preservare la sua Parola scritta? La verità è che noi abbiamo la Parola scritta di Dio. Pertanto Dio l’ha preservata. Ma non c’è dubbio che, nel corso dei secoli, nemici della pura adorazione abbiano cercato di distruggerla. Notate cosa accadde nel passato. Era inverno. A Gerusalemme il re Ioiachim era seduto accanto a un braciere in cui ardeva un fuoco per riscaldare la sala del trono. Il racconto spiega come avvenne che una parte essenziale della Sacra Bibbia fu data alle fiamme. Citiamo direttamente dal racconto:
Questo è solo un esempio di ciò che subì la Bibbia nel corso del tempo. I nemici di Dio tentarono in tutti i modi di eliminarla. Molti sanno che la Bibbia nel tempo ha dovuto subire notevoli attacchi che ne hanno messo in pericolo l’integrità. Ma pochi sono consapevoli dei tentativi di corruzione del testo operati da scribi poco onesti. Facciamo qualche esempio. Matteo 24:36. In questo brano, a proposito della “grande tribolazione”, alcune versioni della Bibbia (citiamo ad esempio, quella di G. Ricciotti) dicono: “In quanto poi al giorno e all’ora, nessuno li sa, neppure gli angeli del cielo, ma solo il Padre”. Si noti che mancano le parole “né il Figlio”, che però compaiono in molte altre traduzioni. Perché mancano? Evidentemente questo versetto preoccupava i sostenitori della Trinità! Infatti, come poteva il Figlio non conoscere cose che il Padre conosce se i due sono coeguali? Commentando Matteo 24:36, “The Codex Sinaiticus and The Codex Alexandrinus”, un testo pubblicato dagli amministratori del British Museum, spiega: “[I manoscritti biblici] Sinaitico e Vaticano aggiungono, dopo cielo, le parole né il Figlio, che a quanto pare è la lezione originale, in seguito omessa per timore di equivoci dottrinali”. 1 Giovanni 5:7,8 Questo brano in alcune versioni presenta una glossa nota come Comma Giovanneo. La versione Diodati traduce: “Tre son quelli che testimoniano nel cielo: il Padre, e la Parola, e lo Spirito Santo; e questi tre sono una stessa cosa. Tre ancora son quelli che testimoniano sopra la terra: lo Spirito, e l’acqua, e il sangue; e questi tre si riferiscono a quell’una cosa”. Circa questo passo trinitario, F. H. A. Scrivener, esperto di critica testuale, scrisse:
Uno zelante scriba trinitario aveva pensato bene di inserire una nota che conferma la sua dottrina nota che poi passò nel testo principale e per secoli venne usata come prova di una dottrina non insegnata nella Bibbia. Cambiamenti relativi al Tetragramma In 134 luoghi i soferim (scribi) ebrei cambiarono il testo ebraico originale da YHWH in Adhonài. Gins.Mas, vol. IV, p. 28, § 115, dice:
Come si evince chiaramente, per motivi più o meno nobili, gli scribi tentarono di togliere il Tetragramma dal testo sostituendolo con Adonai (Signore). Il Nome Divino nella versione greca dei LXX Per secoli si è creduto che la LXX greca non contenesse il Sacro Tetragramma. Questo avvalorava la tesi secondo cui in epoca cristiana (1° secolo d.c.) gli ebrei della diaspora non utilizzassero il Tetragramma nell’adorazione e che i cristiani, che usavano la versione dei LXX nella loro predicazione, ne seguissero l’esempio. Negli scorsi decenni sono stati rinvenuti molti frammenti di antiche versioni greche delle Scritture Ebraiche nei quali è stato trovato il nome divino, scritto di solito in lettere ebraiche. Questo indica che il nome divino fu usato nelle versioni greche fin dopo l’inizio del IX secolo E.V. Questo conferma pure che la manomissione del testo delle Scritture avvenne realmente. L’enciclopedia biblica Perspicacia a proposito dei tentativi di manomissione del testo biblico fa questo commento:
Altri tentativi di corruzione A volte il lavoro dei copisti e dei traduttori fu influenzato da considerazioni diverse dall’amore per la Parola di Dio. Esaminiamo altri tre esempi:
Come mai Dio non impedì questi tentativi? La Torre di Guardia del 1/10/1997 a pag. 13-14 fa questo commento:
Questa citazione mostra due cose:
Da quanto precede possiamo capire che Dio non ha impedito ai suoi nemici di tentare di manipolare e corrompere la sua parola. In molti casi è stato possibile ricostruire la lezione originale solo dopo attente ricerche. In qualche caso (ad esempio il Comma Giovanneo) si è dovuto attendere qualche secolo prima che la lezione originale venisse ripristinata. Ma nonostante le interpolazioni e i tentativi di manomissione il messaggio centrale, la venuta del seme, la salvezza provveduta dal Regno e la santificazione del nome divino, è arrivato inalterato. In buona sostanza, anche se qualche dettaglio poteva, in qualche periodo storico, non essere chiaramente compreso, il messaggio fondamentale era sempre perfettamente comprensibile. Dio (che non è un pignolo) ha fatto sì che il messaggio centrale arrivasse inalterato, che le alterazioni non rendessero irriconoscibile il testo o fossero tanto gravi da compromettere il messaggio fondamentale. Inoltre ha fatto si che uomini sinceri e devoti potessero utilizzare le prove a loro disposizione e ripristinare la lezione originale. Se questo ragionamento è valido per gli esempi citati sopra (e le prove storiche indicano di si) perché non dovrebbe essere accaduta la stessa cosa per il nome divino nel Nuovo Testamento? Se hanno tentato di manipolare il Tetragramma dal Vecchio Testamento e dalla versione greca dei LXX (e solo grazie alle scoperte del nostro secolo abbiamo la lezione originale) perché non avrebbero potuto farlo con il Nuovo Testamento? E se Dio non ha impedito i tentativi sopra esposti, ma ha fatto si che si raccogliessero prove interne ed esterne utili per ripristinare la lezione originale, perché avrebbe dovuto impedire la manomissione del Nuovo Testamento? D’altra parte ha fatto sì che le prove esterne ed interne fossero tali da permettere la ricostruzione della lezione originale. Anche con il testo neotestamentario privo del Tetragramma, il messaggio principale era rimasto inalterato e le prove accumulate nel tempo avrebbero permesso di ripristinarlo. Inoltre, lo scopo per cui Dio ispirò quest’altra parte delle Scritture non era quello di mostrare quale è il suo nome e cosa significa per il genere umano perché questo era stato già fatto nel Vecchio Testamento. (Esodo 3:14,15) Lo scopo per cui fu ispirato il Nuovo Testamento è riassunto in maniera mirabile dall’evangelista Giovanni che scrisse:
Se lo scopo principale del Nuovo Testamento è indicarci che tramite Gesù si adempiono tutte le promesse fatte ai profeti è evidente che questo era il messaggio principale che andava preservato in questa porzione della Bibbia. (2 Corinti 1:20; Rivelazione 19:10) D’altra parte i riferimenti al Nome di Dio nel Nuovo Testamento sono talmente evidenti da rendere palese la sua presenza anche in questa porzione della Bibbia. – Matteo 6:9; Giovanni 12:28; 17:6,26; Ebrei 6:10 Pertanto Dio ha preservato la sua parola scritta da corruzione e manomissione facendoci arrivare il messaggio principale inalterato e permettendo alle prove di giungere fino a noi per permetterci di ripristinare la lezione originale. Questo è accaduto nel Vecchio Testamento in molti luoghi e anche nel Nuovo con il ripristino del Tetragramma. Come scrive il Professor Furuli nel suo libro “Il ruolo della teologia e del pregiudizio nella traduzione della Bibbia” (Italia, Azzura 7 edizioni) a pag.163: “Nel caso della presenza di “Geova” nel NT non si tratta di informazione implicita, ma di critica testuale”. In pratica, quello che hanno compiuto i traduttori della TNM è una operazione di ricostruzione della lezione originale basandosi su prove interne ed esterne. Adesso rispondiamo all’altra domanda posta all’inizio del nostro articolo:
Abbiamo già visto che il nostro Creatore ha fatto sì che il messaggio principale della Sua Parola scritta (la venuta di un seme che avrebbe liberato l’umanità dal peccato e dalla morte, rivendicato la sovranità di Dio e santificato il suo Nome) è stato preservato. Dio non ha impedito gli attacchi alla Sua Parola scritta ma ha fatto si che elementi interni ed esterni permettessero di ripristinare la lezione originale. Il lavoro di copiatura e ricopiatura del testo in effetti è stato accurato, tenendo conto dei mezzi limitati all’epoca. Per fare un esempio dell’estrema attenzione e accuratezza dei copisti, prendiamo i masoreti, copisti delle Scritture Ebraiche vissuti fra il VI e il X secolo d.c. Secondo lo studioso Thomas Hartwell Horne calcolavano “quante volte ciascuna lettera dell’alfabeto [ebraico] ricorreva in tutte le Scritture Ebraiche”. Pensate! Per evitare di omettere anche una sola lettera, quei copisti devoti contavano non solo le parole che copiavano, ma anche le lettere. Secondo uno studioso, nelle Scritture Ebraiche contarono a quanto pare 815.140 singole lettere! Uno sforzo così diligente assicurò la massima precisione. La Torre di Guardia del 1/4/1998 pag. 11 e 12 fa questa affermazione:
I nostri critici prendono in esame parole come queste, che compaiono spesso nelle nostre pubblicazioni, per sottolineare la sottile contraddizione apparentemente esistente. Dicono in sintesi:
I critici citano spesso quanto compare nel libro La Bibbia Parola di Dio o dell’uomo (dei Testimoni di Geova) in relazione alla trasmissione e custodia del testo biblico. La parte “incriminata” dice:
A questo punto obbiettano:
La realtà è che ogni affermazione va letta nel preciso contesto in cui è scritta e tenendo conto di quello che credono realmente i testimoni di Geova circa la trasmissione del testo sacro. In ultimo, più che lanciarci in arditi teoremi, dovremmo narrare i fatti storici per quello che sono e lasciare che siano essi, e non le nostre opinioni precostituite, a guidarci. Cominciamo dagli ebrei. La Bibbia dice che “a loro furono affidate le rivelazioni di Dio.” (Romani 3:2) I testimoni di Geova credono quindi che per la prima parte della Bibbia i “custodi della Bibbia” furono gli ebrei. In moltissime pubblicazioni dei Testimoni di Geova si leggono parole di elogio per il lavoro di ricopiatura del testo ebraico da parte dei copisti ebrei. Per esempio nella Torre di Guardia del 15/07/1990 a pag. 29 si legge:
Avete notato quante lodi verso i copisti ebrei? Ma riflettiamo: non è forse vero che gli ebrei furono infedeli e apostati per larga parte della loro storia? Non è forse contraddittorio elogiare gli ebrei per la trasmissione del testo sacro e poi dire che costoro furono apostati in molti momenti della loro storia? E in quei momenti storici in cui furono infedeli a Dio non ci fu forse il rischio che la parte del Testo Sacro loro affidata venisse corrotta? Certo. Infatti la stessa rivista dice:
Quindi la presenza di apostati e infedeli tra il suo popolo non impedì a Dio di trasmettere in maniera accurata il testo sacro in ebraico. Infatti la citazione sopra riportata della Torre di Guardia del 1/4/1998 pag. 11 e 12 spiega che gli errori dovuti a manomissione o distrazione possono essere corretti grazie ad un’ “analisi comparata” delle varie copie esistenti. Perché non dovrebbero valere le stesse considerazioni per la parte greca della Bibbia? L’enciclopedia biblica Perspicacia scrive riguardo la trasmissione del testo sacro in greco:
Ma non furono i copisti del testo sacro in greco, cristiani che nell’ottica della teologia dei testimoni di Geova, sono considerati apostati? Certo! Ma come fra i giudei ci furono re e altri infedeli e nonostante questo Dio continuò ad impiegarli per la preservazione e trasmissione del testo biblico, lo stesso avvenne tra i cristiani. Una chiave di lettura ce la fornisce la Scrittura di Matteo 13:47-50. Qui si legge:
Commentando questo brano la Torre di Guardia del 15/06/1992 a pag. 19 dice:
Si può essere o meno d’accordo con l’interpretazione dei fatti storici proposta dai Testimoni di Geova. Ma il punto che ci preme dimostrare è che non c’è alcuna contraddizione nell’affermazione che il testo del Nuovo Testamento sia stato trasmesso sostanzialmente integro e nell’affermazione che il nome divino sia stato alterato negli stessi scritti; né c’è contraddizione nel ritenere che cristiani “apostati” dei secoli successivi al primo, abbiano manomesso la parte greca della Parola di Dio. Dio ha lasciato che uomini che si professavano suoi servitori (ebrei e cristiani) copiassero il testo e ha fatto in modo, lasciando tracce evidenti -all’interno e all’esterno della stessa Bibbia – che il testo venisse preservato. In ogni caso il messaggio principale, la venuta del seme liberatore, è stato salvaguardato cosicché chiunque, qualsiasi versione della Bibbia legga, possa comprendere le Parole di Dio. Ci rendiamo conto che l’obiezione dei nostri critici parte, dal nostro punto di vista, da una serie di presupposti errati. Uno è che la prima parte della Bibbia, il cosiddetto Vecchio Testamento, sia meno importante del Nuovo. Il successivo è il considerare la dottrina della Trinità una chiave di lettura autentica della Bibbia. Il primo presupposto non tiene conto delle esplicite parole di Paolo in 2 Timoteo 3:16: "Tutta la Scrittura è ispirata da Dio e utile per insegnare, per riprendere, per correggere, per disciplinare nella giustizia." Come mostra il contesto Paolo parla delle Scritture Ebraiche o Vecchio Testamento che fino ad allora costituivano LE SCRITTURE della congregazione cristiana primitiva. (2 Timoteo 3:14,15) È quindi errato considerare le esplicite indicazioni del Vecchio Testamento sul Nome Divino come desuete. (Esodo 3:13-15) In realtà c’è un filo conduttore che dalle prime pagine della Bibbia porta alle ultime e l’importanza del Nome Divino vi appartiene a pieno titolo. – Rivelazione 3:12 Il secondo presupposto dei nostri critici è totalmente errato perché la dottrina trinitaria è estranea alla Bibbia. (Marco 12:29) Assurgerla a metro interpretativo e sulla base di quello dire che il Nome Divino non è più importante nel Vecchio Testamento e deve essere assente nel Nuovo è anacronistico e fondamentalmente errato. E’ il testo che deve guidarci nello stabilire la retta dottrina e il testo ci dice che il Nome Divino è importantissimo per la salvezza. – Gioele 2:32 Comprendiamo che l’obiezione che viene posta alla TNM nasce dal pregiudizio religioso e non da una seria analisi filologica. Il Tetragramma permette di identificare in maniera inequivocabile il vero Dio e ci permette di comprenderne la personalità e l’essenza. Nella Bibbia tutto ciò che esiste ha un nome. Avere un nome è sinonimo stesso di esistere. Le famiglie hanno un nome. (Efesini 3:14,15) Le stelle hanno un nome. (Salmo 147:4) Gli angeli hanno un nome. (Giudici 13:18; Luca 1:19) Le creature inferiori ricevono un nome. (Genesi 2:19) Per i semiti (parola che deriva da Shem, cioè “Nome”) “tutto ciò che esiste porta un nome e tutto ciò che ha un nome porta un senso”. Non avere un nome o avere il nome cancellato significa non esistere. (Proverbi 10:7;Rivelazione 3:5) Il vero Dio ha un nome. (Salmo 83:18) Conoscerlo non implica semplicemente conoscerne la pronuncia ma comprenderne il significato. Occultare il nome di Dio significa in pratica occultare l’identità del vero Dio. Questo è ciò che è avvenuto e avviene leggendo le traduzioni della Bibbia attualmente diffuse. Eliminano il nome di Dio dal Vecchio Testamento e non prendono minimamente in considerazione la possibilità di ripristinarlo nel Nuovo. Una ultima obiezione che viene posta al ripristino del Tetragramma nel Nuovo Testamento riguarda i criteri applicati per tale ripristino. I nostri critici vorrebbero far credere che, non avendo manoscritti autografi del Nuovo Testamento contenenti il Tetragramma, ci si appoggi a versioni ebraiche del Nuovo Testamento come base di tale operazione di critica testuale. E siccome in alcuni brani come Ebrei 1:10-12 o 1 Pietro 3:15 il Tetragramma non viene ripristinato (pur essendo il primo una citazione di un brano contenente il Tetragramma nel Vecchio Testamento e il secondo un brano in cui alcune versioni ebraiche lo contengono) si grida allo scandalo e all’incoerenza. La realtà è molto diversa. Nell’articolo Il Nome Divino nella Bibbia: Abuso di un ipotesi? abbiamo mostrato le ragioni della presenza incontestabile del Nome Divino in tutto il testo sacro. Ma in più vogliamo citare la voce ufficiale dei testimoni di Geova sulle ragioni del ripristino del Nome nel Nuovo Testamento. Citiamo dall’appendice della Traduzione del Nuovo Mondo con riferimenti:
La prima ragione che porta a ritenere che Gesù e gli apostoli usassero il Tetragramma è un fatto di coerenza e continuità. In pratica se il Tetragramma era scritto nella parte ebraica della Bibbia (e nella traduzione greca dei LXX) che Gesù e gli apostoli usavano non c’è motivo di ritenere, alla luce di Giovanni 17:6,26, che non lo usassero. L’appendice continua dicendo:
La seconda ragione, collegata alla prima, prende in esame le evidenze esterne. Se Matteo scrisse il suo Vangelo in Ebraico è evidente che usò il Tetragramma nelle citazioni dirette del Vecchio Testamento perché mai un ebreo avrebbe osato omettere o cancellare il Tetragramma da una Scrittura. Lo stesso, dice l’appendice, fecero gli altri Scrittori biblici. Nell’ultima parte della prefazione si prende in esame lo studio del professor Howard che considera probabile la tesi della manomissione del testo del Nuovo Testamento e in ultimo, solo in ultimo, si prendono in esame le versioni ebraiche ma non come base ultima e fondamentale del ripristino del Nome Divino bensì come conferma che il percorso critico compiuto è corretto. Infatti la prefazione spiega:
Le versioni ebraiche sono semplicemente una conferma che i traduttori della TNM hanno visto bene perché anche altri, per ragioni simili, hanno fatto allo stesso modo. È stucchevole pertanto leggere certi articoli in cui si accusa il comitato di traduzione di incoerenza. Chi lo fa, gioca evidentemente sulla buona fede del lettore e sulla inesperienza filologica della maggior parte dei destinatari delle loro informazioni. Ma visto che abbiamo mostrato l’inconsistenza di questa accusa esaminiamo in dettaglio le ragioni per cui in Ebrei 1:10-12 e in 1 Pietro 3:15 il Tetragramma non viene ripristinato. Ebrei 1:10-12 è una citazione libera di Salmo 102:25,26. I critici chiedono:
La verità è ben diversa. Innanzitutto i riferimenti rimandano tranquillamente a Salmo 102:25,26 per cui nessuno vuole occultare nulla. Ma vogliate osservare che neppure in Ebrei 1:5b c’è alcuna nota in calce. Eppure non c’è dubbio che questo brano è una citazione diretta di 2 Samuele 7:14 applicato a Salomone mentre lo scrittore di Ebrei la applica a Gesù. Forse c’è paura di non fare concludere a qualche sprovveduto che Salomone e Gesù sono la stessa persona? C’è qualcuno che potrebbe concludere una cosa del genere? Inoltre vorremmo fare notare che il fatto che la Scrittura di Ebrei quale citazione di Salmo 102:25,26 è presa in esame nel libro Ragioniamo alla voce “Trinità”. Qui leggiamo:
Tra parentesi facciamo notare che vi sono più probabilità che un Testimone si renda conto dei fatti dal libro Ragioniamo che dall’appendice o dalla nota in calce della Bibbia. Quindi altro che occultamento di informazioni e incoerenza. Gli unici che occultano la verità sono i nostri critici che mistificano ingannando l’incauto lettore. Che dire di 1 Pietro 3:15? La Scrittura dice testualmente:
Dove ricorre “Signore” una nota in calce informa:
La nota ci informa che mentre autorevoli manoscritti greci hanno l’espressione “Cristo come Signore” il Textus Receptus (contrassegnato con TR) ha “il Signore Dio”, omettendo in pratica “Cristo”, mentre le versioni ebraiche del Nuovo Testamento contrassegnate con la lettera J seguita da un numerino hanno “Geova Dio”. Dato che il contesto indica che si parla di Cristo e autorevoli manoscritti hanno Cristo in questo brano non si è operato il ripristino del Tetragramma. Se si fosse operato il ripristino il brano non avrebbe detto, come pensano erroneamente i nostri critici, “Cristo come Geova” ma “Geova Dio”, perché questa è la versione indicata dai testi ebraici. Ma la scelta di critica testuale ha preferito la versione fedele al testo e in armonia con il contesto. Ricordiamo pure che il comitato di traduzione ha dichiarato che in tutti i casi di possibile ripristino del Tetragramma si è consultato il Vecchio Testamento per vedere se in quel brano c’erano citazioni dirette contenenti il Nome Divino. Come abbiamo visto né il contesto, né il testo né i manoscritti permettevano il ripristino e pertanto il comitato di traduzione è stato onesto e ha reso il brano “Cristo come Signore”. In conclusione possiamo dire che il ripristino del Tetragramma nel Nuovo Testamento è giustificato da prove indirette interne ed esterne alla Bibbia. Abbiamo visto che il fatto che Dio abbia permesso la manomissione del testo sacro non ha influito sul messaggio biblico né ha impedito di ricostruirne la versione originale. Abbiamo anche visto che il Comitato di Traduzione è stato coerente ed onesto nel ripristinare il Tetragramma in tutti i casi in cui c’era un fondato motivo e che i Testimoni di Geova non sono incoerenti nel lodare il lavoro dei copisti pur segnalando errori e manomissioni. Speriamo che questo studio aiuti coloro in cerca della verità ad attenersi al modello di sane parole evitando i discorsi vuoti e tortuosi che violano ciò che è santo. |
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Testimoni di Geova OnLine |
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